Verso la vendemmia a km zero «Favoriamo disoccupati locali»

«Se riuscissimo a far lavorare i nostri, i disoccupati che abitano qui in zona, sarebbe la cosa migliore, ma siccome sono momenti difficili, anche per le aziende vitivinicole, bisogna che rendano nel lavoro come gli stranieri». A dirlo è Livio Cagnoni della cantina cooperativa Terre d'Oltrepo che raccoglie oltre 900 produttori: «Noi saremmo ben felici se anche i disoccupati della zona si prestassero a fare questi lavori che da anni fanno solo gli stranieri anche perché poi spenderebbero i salari qui, sul territorio, non altrove, nelle città in cui tornano una volta finito il periodo di lavoro. Qualche disoccupato locale viene a chiedere lavoro. Ma durante l'anno, se bisogna lavorare il sabato e la domenica nella cantina, è più facile che sia lo straniero ad accettare. E quando c'è la vendemmia si lavora tanto, tutti i giorni, perché non si può rischiare che il prodotto resti sulle viti e deperisca». di Anna Ghezzi wSTRADELLA L'Oltrepo come la Franciacorta, e questa volta non si tratta di bollicine e di competizione tra bottiglie e vini, ma di importare il modello del lavoro a km zero contro la crisi appena adottato nella provincia di Brescia. Coldiretti Pavia sta lavorando infatti a un progetto per mettere in rete le aziende agricole che avranno bisogno di lavoratori stagionali per la vendemmia e le cooperative sociali che danno lavoro ai soggetti svantaggiati in modo da creare una corsia preferenziale per i lavoratori disoccupati del territorio nelle assunzioni per la vendemmia 2013. Le aziende di Coldiretti del settore vitivinicolo attive in Oltrepo potenzialmente coinvolte sono circa 650, 2mila i lavoratori che avranno bisogno per raccogliere l'uva da agosto a fine settembre 2013 secondo le stime dell'associazione dei coltivatori diretti della provincia di Pavia, a cui occorre aggiungerne altri 350 negli altri periodi dell'anno per potature e operazioni collaterali necessarie alla coltivazione della vite e che potrebbero essere forniti, almeno in parte, attingendo al bacino dei disoccupati locali. L'idea è di coinvolgere le cooperative della provincia associate a Ue.Coop, l'unione delle cooperative di Coldiretti che in provincia di Pavia sono una quarantina: di queste 10 sono cooperative sociali, sette quelle che prestano lavoro e dunque potrebbero fungere da intermediari tra disoccupati e aziende agricole. In Franciacorta proprio ieri è stato firmato l'accordo tra Coldiretti, Cisl e Demetra srl, società specializzata nella fornitura di servizi all'agricoltura: in pratica si andrà a pescare nel bacino dei disoccupati senza reddito residenti in uno dei 19 comuni della Franciacorta il 10 per cento di tutta la forza lavoro (circa 4 mila unità) necessaria durante il periodo della vendemmia per il periodo da agosto a ottobre. Le domande di assunzione possono essere presentate ai Comuni o alla Coldiretti bresciana (entro il 20 luglio) lo stipendio medio oscillerà fra gli 800 e i 900 euro al mese. «A Pavia stiamo cercando di fare la stessa cosa – spiega Giovanni Roncalli, direttore Coldiretti provinciale – portando a conoscenza delle cooperative sociali le esigenze delle aziende agricole. Le assunzioni potrebbero essere fatte con i voucher, semplificando le procedure per tutti e dando un segnale di solidarietà in un momento di crisi come questo». «Molte aziende hanno già accordi coi lavoratori, anche stranieri – spiega Paolo Massone del Consorzio tutela vini Oltrepo – perché alla fine di ogni vendemmia si sonda la disponibilità per l'anno successivo anche in un'ottica di fidelizzazione e formazione dei lavoratori. Ma se per un 10-15% della manodopera necessaria alla vendemmia ci fosse un bacino di disoccupati locali da cui attingere, sarebbe un'ottima iniziativa: anche perché le esigenze della vendemmia si conoscono solo quando arriva il momento di cominciare». Ma per Massone il principale ostacolo a questo tipo di patto per il lavoro per rilanciare l'economia locale sta nella progressiva meccanizzazione della vendemmia: «Il fenomeno della raccolta a macchina, soprattutto per le uve che non finiscono nelle produzioni di qualità, è in crescita. E le assunzioni per la vendemmia calano ogni anno».