Violenza privata, assolti sette giovani

TORREVECCHIA PIA Assolti con formula piena dall'accusa di violenza privata. Ed è caduta, in questo caso per difetto nella querela, anche l'accusa di ingiuria. Si è chiuso ieri mattina davanti al giudice Cesare Beretta il processo che vedeva imputati sette giovani di Torrevecchia Pia: Giorgio Malagnino, 24 anni (difeso dall'avvocato Marcello Vernizzi), Daniele Tredanaro, 24 anni, Davide Ferrara, 23 anni, Edoardo Santoro, Stefano Visentin e Gianluca Rota, tutti e tre 22enni (difesi dall'avvocato Maria Flavia Ravizza) e Francesco Marino, 22 anni (difeso dall'avvocato Chiara Pedrazzi). I fatti risalgono al 4 luglio del 2010. I dissapori esistenti da tempo tra Maurizio Cacciatore e il gruppo di giovani del paese esplodono in quel tardo pomeriggio d'estate. Cacciatore è il fratello dell'uomo che un mese prima guidava il furgone contro il quale si era scontrato, perdendo la vita, un loro amico, Federico, di soli 15 anni. Un incidente che, indipendentemente dalla dinamica e dalle responsabilità effettive, non gli avevano mai perdonato. Quel giorno il gruppo aveva incrociato Cacciatore che entrava con un amico al Cafè Latino di via Molino, a Torrevecchia Pia. Qualche occhiataccia, poi le minacce, secondo l'accusa. Tanto che Cacciatore aveva lasciato il bar, scortato in auto dall'amico e aveva raggiunto la caserma dei carabinieri per sporgere querela. Ma dalle testimonianze rese in aula sono emersi elementi contraddittori. Nessuno ha confermato che Cacciatore era stato trattenuto contro la sua volontà all'interno del locale, nemmeno il suo accompagnatore. Per questo, ma le motivazioni devono ancora essere depositate, sarebbe caduta l'accusa di violenza privata che era poi l'accusa più grave. Caduta anche la contestazione di ingiuria per un vizio formale, un difetto nella presentazione della querela. (m.g.p.)