Maroni sotto accusa, base in rivolta

Voltare pagina e andare avanti. La ricetta è semplice, la reazione quasi serafica, ma nella Lega il dopo-voto è carico di incognite, dopo la sconfitta in tutti i ballottaggi alle elezioni comunali (insieme o senza il Pdl), a partire dall'ex "capitale" veneta di Treviso. Con la base lumbard che attacca, da radio Padania e sul web la dirigenza del Carroccio. Roberto Maroni ammette la "batosta" e analizza il risultato in due chiavi. Quella del calo dei voti, su cui ha avuto anche un battibecco con il suo vice-governatore del Pdl Mario Mantovani, e quella dei rapporti interni al movimento, di cui discuterà domenica in un grande albergo di Milano in una assemblea di tutti i consiglieri regionali, i segretari provinciali e i parlamentari del Carroccio. Sui rapporti interni, Maroni ha detto che non è più tempo di litigi nè di «avvoltoi», se si vuole recuperare terreno, soprattutto se Umberto Bossi resta nel ruolo di mina vagante. «Con lui ieri c'è stato un incontro franco - ha riferito il leader leghista -. Finalmente ci siamo detti tutto quello che ci dovevamo dire, arrivati a un certo punto non si può far finta di niente. Ieri sono state dette delle cose molto precise condivise da tutti, punti fermi da cui ripartire, impegni presi». Parole che fanno pensare a una nuova tregua fra i due.