Snowden a Hong Kong giallo sull'estradizione

di Andrea Visconti wNEW YORK Edward Snowden ha cacciato l'amministrazione Obama in una situazione imbarazzante. E' lui la «talpa» che ha rivelato la mastodontica operazione di spionaggio della rete portata avanti dal governo Usa nel nome dell'antiterrorismo. Ma questo ex tecnico della Cia anzichè fare una soffiata anonima al quotidiano britannico The Guardian e al Washington Post è uscito allo scoperto. Ha rilasciato una video-intervista al Guardian sfidando l'amministrazione Obama a portarlo davanti alla giustizia. Ora il governo Usa deve valutare come portare Snowden, che ha avuto anche contatti con il fondatore di Wikileaks Assange, davanti alla giustizia. Ora è in Cina, un paese con cui Washington ha un rapporto difficile proprio in materia di pirateria informatica. E' pronto a chiedere asilo politico a un paese terzo che lo protegga dall'estradizione, forse l'Islanda. Il ventinovenne Snowden ha dalla sua parte milioni di americani saltati su tutte le furie quando hanno appreso dell'esistenza di Prism, un'operazione segreta del governo per spiare nelle e-mail e nei messaggi diffusi attraverso i principali server. Ma il Dipartimento di giustizia sta esaminando tutti gli estremi costituzionali del caso per determinare se lui è un nemico della patria che ha passato al nemico informazioni strategiche. Lui si è protetto nascondendosi a Hong Kong, dove ha però lasciato l'albergo in cui si era rifugiato. «Ho realizzato di essere pronto a far fronte a qualsiasi rischio quando ho capito che il mondo che io stesso ho aiutato a creare è destinato a diventare sempre peggio con ogni generazione che passa», ha dichiarato Snowden facendo indirettamente riferimento al lavoro che conduceva per conto del Nsa, l'ente per la sicurezza nazionale. Tre settimane fa Snowden era alle Hawaii. Lavorava per Booz Allen Hamilton, una potente società di controllo delle infrastrutture computerizzate del governo Usa. Era stato assunto da poco dopo avere lavorato per un periodo come tecnico della Cia. Nella sua posizione alle Hawaii aveva accesso a un enorme volume di materiale top secret ed è in questo modo che è venuto a conoscenza dei particolari relativi al programma Prism. Disgustato dal suo governo che spia i messaggi in rete si è rivolto a due giornali - uno americano e uno britannico. «Desidero che il pubblico sappia e poi si formi la sua opinione», ha dichiarato il giovane precisando di non avere rivelato alcuna informazione che possa mettere a rischio la sicurezza nazionale americana. Considerato il suo accesso professionale a informazioni top secret, per esempio, era al corrente delle postazioni di agenti della Cia. Ma si è limitato a rivelare l'esistenza di un piano globale attraverso cui l'amministrazione Obama ottiene dai principali server Usa enormi quantitativi di dati in rete che l'ente per la sicurezza nazionale poi esamina per identificare flussi anomali di informazioni forse legate al terrorismo. «Come essere umano sento di avere l'obbligo di aiutare la gente a liberarsi dagli oppressori», ha detto Snowden. «È il pubblico che deve decidere se questi programmi e queste politiche sono giuste o sbagliate». Una dichiarazione imbarazzante anche per Obama che appena venerdì scorso aveva detto che è importante che il pubblico discuta di programmi come Prism. ©RIPRODUZIONE RISERVATA