«Barbieri deve dimettersi» Le opposizioni all'attacco

di Roberto Lodigiani wVOGHERA La minoranza stringe d'assedio il sindaco Carlo Barbieri e invoca le sue dimissioni, dopo il rinvio a giudizio deciso dal tribunale di Napoli per la presunta tangente versata dal primo cittadino vogherese e dal commercialista Guido Marchese a Marco Milanese, ex deputato Pdl e braccio destro di Tremonti. Non basta la professione d'innocenza del sindaco (e di Marchese) per disinnescare il caso politico aperto dalla conclusione dell'udienza preliminare. Pd, Movimento 5 Stelle, Rifondazione comunista e il consigliere civico Rubiconto sono concordi nel chiedere a Barbieri «un passo indietro», che porterebbe al commissariamento del Comune e ad elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale del 2015. La richiesta potrebbe essere formalizzata già nel Consiglio del 24 giugno, primo test delicato per l'esecutivo dopo gli ultimi sviluppi giudiziari, con il voto su bilancio e misure fiscali. Entro il mese, dovrà essere sciolto anche il nodo del cda Asm: la Lega preme per la conferma alla presidenza di Filippo Musti e il sindaco deve trovare una soluzione che non turbi gli equilibri della coalizione. Attaccato da più parti, Barbieri può consolarsi con la fiducia rinnovatagli dal partito. «Sono d'accordo con lui – sottolinea il coordinatore Gianpiero Rocca – speriamo in un giudizio rapido che faccia emergere la verità. La ricandidatura? Io ritengo che un sindaco uscente debba ripresentarsi, quindi a oggi è ovvio che Barbieri correrà per il secondo mandato. Giunta indebolita? Direi di no, anche perchè la questione al centro del processo, per quanto mi risulta, non riguarda questa amministrazione, ma è personale». Meno lapidario Marco Sartori, segretario del Carroccio: «Noi siamo garantisti, una sentenza è buona quando è definitiva. Certo la prospettiva di un processo in corso a pochi mesi dalle elezioni merita una riflessione attenta». Se il Pdl fa quadrato attorno al primo inquilino di Palazzo Gounela, dalle opposizioni parte un fuoco di fila. «Il problema non sta nella colpevolezza o meno, ma quando un rappresentante delle istituzioni viene coinvolto in un processo, un passo indietro è doveroso – dice Antonio Marfi, consigliere M5S – In Germania, presa ad esempio per la legge elettorale, e in altre democrazie avanzate, si lascia la carica per molto meno. Un gesto dignitoso come le dimissioni, tra l'altro, contribuirebbe a riavvicinare l'opinione pubblica alla politica, a maggior ragione se si tratta di un sindaco, figura in sè meno compromessa di altre». Per Enzo Garofoli, coordinatore Pd, il «rinvio a giudizio di Barbieri mette in gravissimo imbarazzo e indebolisce ulteriormente un'amministrazione già non solidissima. Senza entrare nel merito della vicenda, sulla quale non sta a noi giudicare, va rimarcato che il reato contestato è pesante e legato a meccanismi molto più grandi dell'ambito locale». Il Pd sta riflettendo sull'opportunità di una mozione di sfiducia: per presentarla servono 12 firme di consiglieri, la minoranza si ferma a 10. Anche Mauro Taverna, Rifondazione, insiste per le dimissioni, «necessarie sul piano etico e morale. Oltretutto da novembre in poi il sindaco sarà impegnato a difendersi, più che a pensare ai problemi della città». Non ha dubbi Francesco Rubiconto: «Le dimissioni di Barbieri dovrebbero essere un fatto obbligatorio. Perchè siamo di fronte non a un reato di opinione, ma ad un'accusa gravissima di corruzione, fermo restando che nessuno può essere ritenuto colpevole fino al terzo grado di giudizio. Inoltre, le accuse mosse al sindaco sono già state oggetto di valutazione da parte di un organo terzo della giustizia, come il Gup, che ha ritenuto le carte della procura di Napoli meritevoli di approfondimento in un processo. Aggiungo che per quanto riguarda Marchese, l'amministrazione di centrodestra come pure la Provincia guidata dal centrosinistra dovrebbero immediatamente allontanarlo dagli incarichi di revisore dei conti». Dal canto suo, Fabio Faroldi, neo segretario dei Giovani democratici, si rivolge al sindaco per chiedergli se si sente ancora all'altezza del compito affidatogli dal voto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA