Omicidio, l'accusa chiede 14 anni

di Anna Mangiarotti wVIGEVANO Quattordici anni in cella per l'omicidio del suo compagno: la pena chiesta per Ina Celma, 34 anni, albanese, accusata di aver ucciso Marco Chiapparoli, l'insegnante vigevanese 35enne assassinato a Carisolo (Trento) il 19 ottobre 2011. Per il delitto è a processo con rito abbreviato l'allora convivente della vittima. Ieri era prevista la sentenza, dopo le richieste di accusa e difesa e l'intervento della parte civile. Ma il verdetto è rinviato al 25 giugno, per dare la possibilità alle parti di fare le repliche. Il capo di imputazione per Ima Celma parla di omicidio con l'aggravante della crudeltà verso la vittima, per l'accanimento e il numero dei colpi, e per l'efferatezza dei fendenti ripetuti al collo, che hanno provocato più lesioni mortali. A Ina Celma viene contestata anche l'aggravante dell'aver commesso il fatto, abusando del rapporto di coabitazione con Chiapparoli. Il pm Licia Stagliarino formulando la richiesta di pena ha considerato come attenuante la seminfermità mentale della donna al momento del fatto, equivalente alle aggravanti: calcolando anche lo sconto di un terzo di pena dovuto al rito, la richiesta dell'accusa è appunto 14 anni. Si è associata la parte civile ( i genitori di Chapparoli), rappresentati dall'avvocato Enrico Zaccone, con una richiesta di risarcimento danni per 100mila euro. La difesa invece chiede l'assoluzione in quanto non imputabile per vizio totale di mente. Due perizie sono state effettuate sulla capacità di intendere e volere della donna al momento del delitto, avvenuto nell'appartamento che la coppia condivideva. Secondo una prima perizia chiesta dal giudice Claudia Miori in sede di incidente probatorio, eseguita dallo psichiatra Ezio Bincoletto, la donna era totalmente inferma di mente, e resta socialmente pericolosa. Ma il Gup ha deciso di far ripetere la perizia psichiatrica sull'imputata, tuttora rinchiusa all'ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. Secondo la nuova relazione dello psichiatra Giacomo Filippini, Ina Celma era parzialmente incapace: se riconosciuta colpevole, questo le eviterebbe il carcere. La donna, ritrovata poi in stato confusionale vicino al cadavere, avrebbe sferrato più fendenti al collo di Marco Chiapparoli, con un coltello da cucina lungo 30 centimetri e lama di 16 centimetri, ritrovato poi nel bagno dell'abitazione. Colpi che hanno prodotti sette lesioni gravissime, di cui un mortale alla gola dell'insegnante. ©RIPRODUZIONE RISERVATA