Quirico chiama la moglie: «Sono vivo»
di Natalia Andreani wROMA La notizia che ha riacceso la speranza è arrivata qualche minuto dopo le sette di ieri sera. Un "tweet" di tre parole postato dal direttore de La Stampa, Mario Calabresi: «Quirico è vivo». Poi i lanci di agenzia, la conferma della Farnesina e quella dei familiari. «Quirico ha parlato con la moglie. C'è stato un breve contatto. Sta bene». Poco, ma quanto basta per urlare di gioia. Domenico Quirico, 62 anni inviato di guerra del quotidiano torinese, era sparito in Siria dallo scorso 9 aprile. Un lungo, assoluto silenzio. Quasi due mesi di buio che lasciavano presagire il peggio. Fino a ieri sera quando il telefono di casa Quirico a Govone, in provincia di Cuneo, ha suonato. A confermare la notizia dopo un pomeriggio di voci non confermate il direttore del giornale: «E' ancora in Siria, ha chiamato la moglie Giulietta. Speriamo di riabbracciarlo presto». E dopo quelle di Calabresi sono arrivate le parole del ministro degli Esteri Emma Bonino che si è subito appellata «al senso di responsabilità degli organi di informazione nel divulgare notizie provenienti da fonti non verificate e nel mantenere la linea di riserbo necessaria per favorire l'esito positivo del caso». Sulla delicatezza della fase in atto è tornato qualche minuto dopo anche Calabresi raccomandando «cautela e prudenza». «La situazione non è semplice, non è ancora risolta. Occorre il massimo riserbo», dice mentre la notizia invade i social network. «Ma dopo settimane di angoscia, sono pieno di gioia». Alle nove di sera è la figlia maggiore di Quirico a rompere il silenzio. «Siamo felicissime, ma aspettiamo notizie certe», dice Eleonora che assieme alla sorella Metella e alla mamma Giulietta si trova nella casa di Govone, in provincia di Cuneo. «Mamma ha parlato con papà per pochi secondi - conferma - ed è ancora emozionatissima». Felice da svenire. Dove si trovi Quirico e cosa sia accaduto in questi interminabili 58 giorni non è ancora dato sapere. L'ultimo suo messaggio, datato 9 aprile, lo aveva mandato ad un collega informandolo di essere sulla strada per Homs, nel cuore della guerra tra ribelli e l'esercito di Bashar Assad. Di certo, in Italia gli sforzi per avere notizie sulla sorte dell'inviato de «La Stampa» non sono mancati. A partire dal nastro giallo pubblicato sulla testata del quotidiano torinese, un simbolo che negli Stati Uniti si dedica al ritorno dei soldati dalla guerra. Qualche giorno fa il ministro degli Esteri Bonino aveva dichiarato che non c'erano «né aggiornamenti né novità». «Le stiamo provando tutte, ma la mancanza di notizie - aveva dichiarato il capo della diplomazia italiana - non è certo un segnale positivo». E lo scorso fine settimana l'appello delle figlie in un video pubblicato sul sito del giornale. «Nostro padre è nel vostro Paese per raccontare all'Italia il dramma della Siria e del popolo siriano», dicevano Eleonora e Metella. Ciao papà con mamma ti aspettiamo presto», concludevano le due ragazze. Il loro papà ieri ha risposto. Pochi istanti di conversazione per dire sono vivo e scaraventare tutti in uno stato di trepidante attesa. «Non posso restare al telefono - risponde Eleonora Quirico ai giornalisti che chiamano - Devo lasciare la linea libera che aspettiamo notizie di papà». ©RIPRODUZIONE RISERVATA