La Merck chiude A casa 270 lavoratori

di Linda Lucini wPAVIA I 270 lavoratori della Merck Sharp & Dohme non riuscivano a capacitarsi. Talmente increduli da chiedere in assemblea se ci fossero speranze di un ripensamento sulla decisione di chiudere lo stabilimento di via Emilia entro dicembre 2014: «In tutta onestà – ha risposto secco il responsabile delle relazioni sindacali del gruppo Merck – non credo proprio». Una pietra tombale sul futuro dell'azienda a Pavia, l'unica grande attività produttiva rimasta in città. Ma quelle parole sono state soprattutto un macigno sulla vita delle 270 famiglie che del lavoro alla Merck ci vivono. Certo, qualche segnale in passato era arrivato, ma nessuno si aspettava che la Merck decidesse di lasciare Pavia per sempre tanto più dopo il boom del loro farmaco più venduto, l'antidiabetico Januvia, che si produce proprio nello stabilimento di via Emilia. Fino a due mesi fa si facevano gli straordinari per produrlo. Invece ieri la doccia fredda. Talmente gelata da indurre la dirigenza a far intervenire un'auto del 118 per paura che qualcuno si sentisse male a sentire che la Merck intende vendere l'attività produttiva a Pavia per trasferire la produzione in uno suoi 80 stabilimenti nel mondo, probabilmente a Singapore. Una decisione presa dalla multinazionale americana del farmaco che rientra in una politica globale di riorganizzazione che è stata comunicata ai lavoratori convocandoli in un'assemblea straordinaria alle 13.30. Ieri l'azienda ha fatto saltare i turni, compreso quello di notte per riunire tutto il personale e dar loro la notizia. Attività ferma, nessuno ieri ha potuto entrare in azienda e nel pomeriggio due camion hanno dovuto fare dietro front. Un'anticipazione a freddo della notizia è stata data poche ore prima dell'assemblea ai sindacati: «In mattinata avevamo un incontro in Confindustria per il rinnovo del contratto intregrativo – dice Gianni Ardemagni, sindacalista Cisl – e lì senza alcun preavviso l'azienda ci ha comunicato la cessazione dell'attività produttiva di uno stabilimento che nel solo 2012 ha prodotto due miliardi e mezzo di compresse, in particolare l'antidiabetico Januvia». Subito è scattata l'assemblea dei lavoratori, i sindacati hanno indetto 8 ore di sciopero, alcune fatte subito alla fine dei turni. E poi il presidio e la mobilitazione dei sindacati che chiedono il coinvolgimento di tutte le istituzioni per allargare la vertenza». Il delegato sindacale della Merck Claudio Ripamonti snocciola i numeri: «Qui produciamo il 35% del fatturato mondiale della multinazionale e facciamo il prodotti di maggior impatto. Non capisco come la logica sia soltanto quella del taglio economico con zero attenzione sia per la professionalità sia per l'occupazione. Il clima tra i lavoratori è pessimo: tanta delusione e molta arrabbiatura». «Merck ha chiuso 4 stabilimenti in 4 anni tagliando 1500 posti di lavoro – aggiunge Giorgio Mercuri della Cgil – Pavia restava l'ultima attività importante, era un punto di eccellenza del sistema Merck. Se chiude anche questo stabilimento vuol dire che ha deciso di dismettere tutte le attività in Italia. Il problema quindi non è solo Pavia, ma anche l'uscita dal mercato italiano del farmaco. L'antidiabetico che si produce qui dà tre miliardi di dollari di utile, non riusciamo a spiegarci il perchè della decisione presa dalla dirigenza americana». Inspiegabile anche perchè sullo stabilimento di via Emilia era stato fatto un investimento da un milione e mezzo di dollari e dallo scorso anno erano entrati in funzione nuovi macchinari per raddoppiare la capacità produttiva. Non dovrebbe essere neppure un problema di sfoltimento del personale, visto che già 4 anni fa l'azienda aveva lasciato a casa con la mobilità una settantina di lavoratori. Tra l'altro, al momento, non si sa neppure in che modo verranno licenziati i 270 lavoratori e quali ammortizzatori sociali ci saranno per loro. «Non ci hanno ancora detto nulla – aggiunge Pietro Cavallaro della Uil – Una ragione tecnica per chiudere non c'è. Ma se Merck lascia l'Italia una colpa i governi ce l'hanno perchè la politica di fronte alle scelte delle multinazionali è impotente». Ardemagni attacca anche Confindunstria Pavia: «Non sono riusciti a governare una decisione che comporta una ricaduta occupazionale pesante sul territorio». L'azienda ha fatto sapere che farà tutto il possibile per cercare di trovare un acquirente in modo da salvare l'occupazione, ma in tempi così difficili non è facile sperarci. Tanto più che è stata la stessa azienda a chiarire che al momento non è in atto alcuna trattativa.