Ceme taglia, Brasilia a caccia di acquirenti

RETORBIDO Rischia di sbriciolarsi il polo industriale del caffè di Retorbido. Brasilia è già crollata, Ceme taglia il personale (17 esuberi su 70 dipendenti, più altri 9 alla sede di Trivolzio). Sul caso Ceme, il sindacato ha chiesto un incontro urgente con la mediazione dell'Unione industriali. Ma ieri è stato anche il giorno dell'audizione in commissione regionale IV (attività produttive), presieduta dal pavese Angelo Ciocca, sulla vertenza Brasilia, dopo che l'asta dei beni aziendali è andata deserta e il no del curatore fallimentare alla proroga di sei mesi della cassa integrazione straordinaria per i 132 lavoratori ora in mobilità (tra le critiche del circolo vogherese di Rifondazione). Per le organizzazioni di categoria c'erano Carlo Bossi, segretario provinciale della Fiom-Cgil e il responsabile Oltrepo, Renzo Scinaldi; alla seduta ha partecipato anche l'altro consigliere pavese Giuseppe Villani. Nessun rappresentante, invece, dell'Amministrazione provinciale: un'assenza che ha fatto rumore. «La mail d'invito al protocollo è partita alle 10,35 del 31 maggio», precisa Ciocca. Ma da piazza Italia replicano di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale. Al di là dell'incidente diplomatico, il sindacato è uscito dal Pirellone con la rassicurazione che la politica regionale andrà a scoprire le carte del curatore Lambicchi sulla trattativa per l'acquisizione di Brasilia: sarebbero 4 i gruppi del settore macchine da caffè interessati (due lombardi e due stranieri), ma dopo un avvio incoraggiante il discorso sembra essersi arenato. «La Regione – sottolinea Ciocca – su Brasilia e altre aziende nella stessa situazione, non decotte ma con marchio e posizioni di mercato ancora validi, deve attivare una rete istituzionale che affianchi e sostenga gli imprenditori interessati a riavviare la produzione». Dello stesso avviso Villani: «C'è un patrimonio che va salvato, un impegno prioritario in questa fase di crisi». (r.lo.)