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PAVIA Un grazie a chi prova a rendere viva Pavia nCaro direttore, non ci sto proprio a sentirmi dire (nella lettera cui ha risposto sulla Provincia pavese di sabato 1) che Pavia è una città spenta, con un centro storico vuoto e delle periferie che sono terra di nessuno. Abito a Pavia da sempre e credo di non averla mai vista così vivace e ricca di eventi, attività e movida notturna (a volte anche troppa!). Chi dice il contrario lo fa ricordando i "bei tempi andati" dell'università. Troppo facile pontificare per chi ha preso il meglio della città durante gli anni ruggenti della giovinezza, e poi si è trasferito nella metropoli perché l'offerta degli aperitivi è più ricca. Chi è rimasto a Pavia sa che non è facile introdurre "novità"; ci vogliono costanza e determinazione contro il duro impatto della prova dei fatti. Potrei citare centinaia di esempi di iniziative, non ultima il "Festival dei Saperi", che hanno visto un inesorabile declino o che non hanno mai sfondato. Eppure c'è chi continua a credere che una Pavia più viva si possa fare, e sta lavorando con progettualità a questo obiettivo. Mi riferisco alle associazioni, ai commercianti, al Comune, ai veri innamorati della propria pavesità che su questa cittá continuano ad investire sforzi, tempo, denaro. E i risultati si vedono: penso ai numerosi concerti (l'ultimo in piazza della Vittoria, gratuito e con centinaia di persone ad assistervi), alle importanti mostre al castello, agli spettacoli del Teatro Fraschini, agli eventi culturali, ai numerosi mercati, agli eventi sportivi, ai momenti per i bambini, le famiglie, i giovani e gli anziani. Pavia è più viva, e non perchè il bicchiere è mezzo pieno, ma perchè accendere una città è un processo lento e faticoso; solo chi lavora tutti i giornia questo obiettivo ha il diritto di credere che si possa fare ancora di più. I fruitori passivi della cosa pubblica credono che basti fare un po' di "zapping" se il canale non piace ed andare altrove; quelli attivi partecipano e ci mettono l'anima per cambiare le cose. Quest'ultimo è vero senso civico, il primo è populismo della peggior specie. Andrea Scova #ProgettoPavia la polemica Feste, musica, multe Così ci perdiamo tutti n Ci risiamo. Anche quest'anno non è mancata la multa allo University Music Festival dell'Udu-Coordinamento per il diritto allo studio. Anche quest'anno - puntuale - la telefonata dei residenti, l'uscita dei vigili, le relative contestazioni. Per un problema analogo (mancanza di autorizzazione comunale per pubblico spettacolo) lo scorso anno (me lo ricordo bene) era saltata una serata di Imagine-Pavia nel Cortile delle Statue. Anche in quel caso c'era l'autorizzazione dell'Università e c'era pure il patrocinio del Comune. In programma "Imagine" cantata dagli Articolo 3, gruppo dello Sportello Antidiscriminazioni del Comune, e brani eseguiti in acustico da band di ragazzi liceali. L'energia era quella pulita, fornita dai pedalatori di biciclette. Se continuiamo così tra un po' sarà considerato pubblico spettacolo anche cantare in spiaggia Battisti e De Andrè strimpellando una chitarra. E ci dovremo pure pagare la Siae (lo scorso anno: 133 euro per il coro dei bambini delle elementari che hanno cantato Imagine in Castello). Credo non sia più rinviabile, da parte delle istituzioni, l'esigenza di fare chiarezza con l'intento di favorire, di agevolare e non di ostacolare - come spesso succede ora - chi riempie di concerti ed eventi culturali la vita di questa città. Fare chiarezza sulla documentazione necessaria, creare uno sportello unico cui rivolgersi che funga da facilitatore nelle complessa burocrazia (in Italia, a differenza di tanti Paesi europei, assurdamente complicata), concordare regole rispetto a orari, decibel, stabilire convenzioni con la Siae per rendere più abbordabili i costi. Altrimenti passa davvero la voglia di sbattersi per organizzare concerti, rassegne, manifestazioni. E senza musica, senza cultura ci perdiamo tutti. Ci perdono anche i vigili. Ci perde pure la Siae. Daniela Bonanni calcio Voghe più Oltrepo oltre i campanilismi nIl progetto (non certo la fusione) di far nascere (e rinascere) una squadra sola e forte che rappresenti ai massimi livelli un territorio, calcistico e non, come è l'Oltrepo Pavese, che sta vivendo anch'esso i risvolti di una crisi che non perdona, desta enorme preoccupazione. In particolare ai tifosi, che hanno il "problema" (ovviamente) di sapere se la squadra che nascerà si chiamerà solo Voghera o solo Stradella, se avrà la maglia rossonera (o rosso-bianca come un tempo) o biancoceleste. Se insomma rappresenterà più una parte che l'altra. I tifosi (ma non solo loro) parlano invano ed erroneamente di fusione, quando invece si tratta di un progetto che, se nascerà, contemplerà non solo i colori, non solo gli impianti, non solo la storia e la tradizione calcistica delle due società, ma sarà qualcosa di più grande, di più importante, di più moderno. Un progetto che, visti i momenti non certo luccicanti, starà al passo coi tempi, supererà ogni steccato come si superarono ai tempi della fusione (allora fu tale) tra l'Us Portalberese e la Stradellina (1984), che fece nascere l'Sp Oltrepò che ebbe la capacità di vincere subito sul campo (due promozioni in due anni arrivando al professionismo della C2) e anche fuori, sul territorio. Dove non solo si aggregarono le tifoserie, ma si arrivò a censire un territorio calcistico ben più vasto. Allora furono i risultati del campo a trainare quella fusione, che inizialmente aveva creato più di un mal di pancia. Oggi, anche nel calcio, è quasi divenuto obbligo bypassare sentimenti e campanilismi. Oggi, anche nel calcio, vista la sempre più scarsa dote di risorse economiche, non ha quasi più senso andare da soli, stare isolati. E' pur vero che quasi ogni paese della provincia di Pavia (che esprime però solo una squadra professionistica a differenza di tante altre zone lombarde e d'Italia) cerca di conservare, sempre più a fatica, una sua identità. Ma chiediamoci che senso ha ancora oggi mantenere il proprio orticello anche in Terza categoria e non invece pensare di dare un presente e un futuro diverso alla squadra del paese. Magari rinunciando a giocare nel proprio campo sportivo, dovendo accantonare una parte di colori sociali, dover fare qualche chilometro in più, ma per vedere giocare una squadra di qualche livello superiore. Che vincendo possa far rinascere nuovi e diversi entusiasmi. Il progetto Voghera-Oltrepò, se nascerà, vorrà essere anche questo. Alessandro Maggi sanità L'ospedale di Voghera mi ha ridato il sorriso nVoglio ringraziare pubblicamente il dott. Magnani, primario del reparto di Medicina, e tutto il personale per la grande umanità, professionalità, disponibilità avuta nei miei riguardi per le due settimane passate in questo reparto. Ringrazio anche il dott. Farina, primario di Chirurgia, e tutto il suo staff di chirurgia. Mi sono sentito in dovere di scrivere queste due semplici righe in quanto si parla sempre di malasanità e si parla poco di quella buona. L'ospedale di Voghera mi ha ridato il sorriso e la speranza, grazie ancora di tutto. Giampiero Verdi poesia Il pioppo e la casa soli senza Rina nNon vedo più Rina che innaffia i gerani / Gli infissi son chiusi e l'orto è deserto / Non sembran più cose che lei abbia amato / I rami del pioppo che vibran al vento di lei mi raccontan / di una sua ruga apparsa sul volto. della sua dolcezza / e di un suo dolore / La casa e il pioppo - sperduti - la notte m'inseguon / Invandon furtivi le mie camere, frugano gli angoli, "la cercano" / Nella usata sua nuova dimora Rina mi abbraccia / e crude realtà riaffiorano / I nostri umidi occhi si incrociano senza parole... / Il pioppo e la casa di Rina rimarranno per sempre da soli. Gianni Dolcini