Stipari e la macrofotografia «Così racconto la Terra»
Continua fino al 23 giugno la grande mostra "Il Paesaggio, l'Uomo, il Lavoro - Orizzonti di pianura lombarda" che è stata allestita nel Piano Nobile del Castello Visconteo di Voghera. In mostra sono esposte 144 immagini in grande formato di 11 importanti fotografi di paesaggio italiano: Giampaolo Agostini, Gabriele Basilico, Maurizio Bottini, Vincenzo Castella, Vittore Fossati, Francesco Jodice, Mimmo Jodice, Giuseppe Morandi, Cristina Omenetto, Francesco Radino e Beniamino Terraneo. La mostra si può visitare tutti i fine settimana con i seguenti orari 10 - 12 e 17 -19 oppure su appuntamento telefonando ai numeri 335 6356357 - 3314303251 - 0383 336316. TORRE D'ISOLA Il fotografo Fabrizio Stipari è uno dei protagonisti della serata di gala che si terrà oggi, a partire dalle ore 20, a Villa Botta Adorno (info e prenotazioni: 339.7840743). Stipari ha maneggiato apparecchi fotografici sin da bambino perchè il padre era un appassionato di fotografia. «Sono diventato grande nei Balcani con il Quinto Reggimento Alpini - racconta di sè -. Facevamo il controllo del territorio e per fortuna non ho mai dovuto sparare un colpo. Ho fatto poi il fotografo di redazione e tante cose. Il mio è un buon mestiere. E per questo ho deciso di essere alla serata di gala che raccoglie fondi per il Burundi». Per l'occasione sarà allestita una mostra di sue fotografie realizzate su un unico soggetto: un vecchio mattone. Un'idea particolare, come mai? «Ero a Pavia nel giardino dello studio Mo e Paola mi raccontava del Gruppo Kamenge che opera in Burundi costruendo mattoni. Mi aveva già invitato a partecipare alla scorsa edizione dell'iniziativa "Mettiamoci un mattone sopra". Ci chiedevamo dunque cosa presentare in questa nuova occasione e un mattone coperto di muschio ci ha attratto. Da lì è nata una buona storia. Il vecchio mattone di una casa pavese, la macrofotografia, l'Africa e la solidarietà». Ci spieghi meglio. «Attraverso la macrofotografia l'oggetto in sè sparisce, diventa astratto e si trasforma in una favola da raccontare. Ho portato a casa quel mattone l'ho lavato e ho scattato le foto. Il risultato? La fantastica ineluttabilità della vita che malgrado tutto risorge seppure in un mondo crepato arido e massacrato. Per me questa mostra è raccontare qualcosa della Terra». E il rapporto con il Gruppo Kamenge? «Sono felice di avere conosciuto quei ragazzi, non vedo l'ora di partire con loro. Io e la mia macchina fotografica racconteremo ottime storie».