M5S, minacce di morte al ribelle Venturino
ROMA La strada appare ormai segnata. Il gruppo dei frondisti del M5S difficilmente tornerà indietro. E così i diretti interessati giurano: «Ce ne andremo». L'intenzione c'è da tempo ma restano ancora vaghi numeri, tempi e modi dell'operazione mentre spunta l'ipotesi di uno «statuto». Un'altra giornata turbolenta mentre scoppia il caso Venturino: il vicepresidente dell'Assemblea regionale siciliana è uscito tra roventi polemiche dal gruppo del M5S siciliano (Grillo incontrando i parlamentari a Roma lo definì «pezzo di merda»). Venturino non ha lasciato il suo incarico da deputato regionale. Ieri ha ricevuto una busta con tre proiettili ed una lettera di minacce che lo invita a «tornare nelle fogne» e fare spazio ad un altro Cinque Stelle. Immediata la solidarietà del gruppo e del M5S Sicilia. Grillo, a margine di un comizio in Sicilia, ha liquidato la faccenda con poche parole: «Antonio Venturino? Appartiene al passato...». Ma il caso è scoppiato, tanto da far passare in secondo piano la nomina di Riccardo Nuti a capogruppo alla Camera al posto di Roberta Lombardi che ha concluso il suo «trimestre». La giornata è sconvolta anche dall'ennesimo episodio della guerra ai giornalisti. La deputata Laura Castelli usa l'espressione «olio di ricino» durante un intervento in aula sul Tav. La frase è ambigua: non è chiaro se la Castelli si volesse riferire alla stampa; gli altri partiti insorgono. La deputata piemontese precisa poi che stava citando un titolo di un giornale sugli interessi mafiosi sulla Tav. Per i frondisti quella degli attacchi ai giornalisti è soltanto un motivo in più per andarsene. Inizialmente l'idea dei ribelli era di cambiare dall'interno il Movimento, ma il «clima da caccia alle streghe ha impedito qualsiasi dialogo». Così ora si lavora anche ad uno statuto per la formazione di un nuovo gruppo. Ma è da capire se ci sono i numeri e quanti tra quelli che non sono ancora usciti allo scoperto lo faranno. «Subiamo forti pressioni e non tutti si sentono pronti. Stiamo aspettando», dicono. Ad accelerare i tempi potrebbe essere la questione diaria. Nell'ultima riunione era stata trovato un compromesso: versare in un fondo la parte eccedente ma senza imporre tetti alle spese. Oggi dovrebbe nascere il fondo e alcuni nodi potrebbero venire al pettine. Intanto, continua la guerra ai giornalisti. Grillo lancia un sondaggio per il "microfono di legno" da dare alla tv, alla trasmissione ed al giornalista «più fazioso».