Nesli, il rapper "pop" «Sono un romantico»

PAVIA A cinque giorni di distanza dal live dei Motel Connection sarà Nesli a raccogliere il testimone della rassegna "Musica & Teatro al Palazzetto". Appuntamento mercoledì 5 giugno a partire dalle 21 al PalaTreves (biglietti: 15 euro, acquistabili sui circuiti TicketOne e Bookingshow). Il cantante di Senigallia, al secolo Francesco Tarducci – fratello del celebre rapper Fabri Fibra – è in tour per promuovere "Voglio di + Nesliving Vol.3", estensione del fortunatissimo "Nesliving Vol. 3 Voglio". Tre inediti, tra cui l'introspettiva e biografica "Un bacio a te", precisa testimonianza del suo passaggio a sonorità pop rispetto a quelle rap e hip-hop degli esordi. Da dove nasce la scelta di aggiungere tre inediti al disco "Voglio Nesliving vol.3"? «Ero vicino al disco d'oro, mancavano pochissime copie, così non ho tenuto quelle canzoni per un nuovo album ma le ho aggiunte al disco, perché volevo il disco d'oro». Complimenti per la schiettezza. «Sono fatto così, dico quello che penso senza filtri. Sono abituato a spiazzare il mio interlocutore». Del resto il mantra ricorrente è l'espressione "Voglio": "Voglio di più", "Voglio il Tour". «Non è un'espressione né un desiderio: è un imperativo, io sono ambizioso; da questo l'imperativo "Voglio"». Un disco introspettivo, che scava a fondo nel vissuto. «La cartolina – in questo senso – è la canzone "Un bacio a te". Una canzone che fa della semplicità la sua forza, una lettera che avrebbe potuto scrivere un bambino di otto anni. La sua genuinità è stata anche la chiave del successo». Nesli ha allora accantonato definitivamente l'hip-hop e il rap? «Il mio era un rap del tutto personale anche agli esordi; ammiccava già ad altre realtà: ho sempre avuto una vocazione per la melodia. Non c'è nulla di studiato nella mia virata verso il pop, anche se molti sostengono il contrario». Alcuni fan criticano questa scelta... «Secondo me è una dimostrazione d'affetto, con dinamiche quasi morbose; sono fan ancorati ai miei primi lavori. Criticano ma poi sono i primi ad ascoltare i pezzi nuovi, a commentarli, in fondo sono convinto che li approvino». I rapper sono i cantautori contemporanei? «Se ci fosse un Battisti dei nostri tempi questo discorso non avrebbe senso. Ma non è così quindi i rapper occupano quella casella scoperta». Dà dà fastidio l'etichetta di "fratello romantico di Fabri Fibra"? «Sono contrario a questi tentativi di classificazione ma non considero il termine "romantico" un insulto anche perché in parte rispecchia il mio modo di essere. Fabri Fibra e io siamo come il giorno e la notte, il nord e il sud. Anche per quel che riguarda i gusti musicali siamo diversissimi, incanalati su strade parallele destinate a non incontrarsi». E allora con chi ti piacerebbe lavorare? «Con Marco Mengoni. Ma lui è sfuggente, non si fa trovare, però un giorno lo stanerò». In molti ti hanno accostato al primo Lorenzo/Jovanotti... «Calza l'accostamento, soprattutto per quanto riguarda il percorso musicale. Ci sono delle affinità». Parte del tuo pubblico è costituto da ragazzi molto giovani. Senti una responsabilità nei loro confronti? «Senz'altro. Il mio motto è questo: "il bene genera bene"». Paolo Pegoraro