Storia di potere di una città che ci assomiglia

segue dalla prima Località magari delle stesse dimensioni o quasi; contigue o comunque in qualche modo geograficamente vicine a quella dove si vive; un pochino a lei somiglianti, per affinità storiche e condivisioni culturali discese lungo i secoli. Se poi il confronto lo fa un curioso per mestiere, come a volte riesce a essere ancora un giornalista, alle percezioni, sicuramente stimolanti, date dalla visita "en touriste", si aggiunge qualcosa d'altro. Si ascoltano, per esempio, voci significative e rappresentative della città scelta a "lente di ingrandimento" che si interrogano sulle vocazioni passate, presenti e future della loro realtà. Oppure ci si imbatte in analisi, costruite con scientifico rigore, che davanti ad alcuni nodi apparentemente indistricabili che hanno bloccato lo sviluppo locale per interi lustri, fanno emergere, con la limpidezza che avevano i responsi dei clinici carismatici di una volta, diagnosi schiette e brutali. Come quella che, in una di queste città a noi affini, è uscita da un paper redatto da un gruppo di ricercatori di un dipartimento universitario che, per qualche fortunata congiunzione astrale, non doveva render conto a nessuna delle costellazioni imperanti sul cielo locale. La diagnosi usciva da una domanda: perché una città senza conflittualità significative, colta e civile, dall'alto reddito pro-capite, affollata di sportelli bancari giunti a intercettare risparmi da travasare nei canali della finanza locale, aveva visto nel corso degli ultimi lustri affondare ogni scenario innovativo? Perché aveva lasciato cadere nel dimenticatoio ogni proposta capace di imprimere nuove vocazioni produttive al governo del territorio riutilizzando le aree dismesse? Perché aveva serrato i freni davanti a ogni progetto di sviluppare potenzialità non adeguatamente sfruttate, ad esempio nel campo della ricerca, del turismo, o dell'assistenza sanitaria di qualità, da cui sarebbero derivati posti di lavoro e mobilità sociale? La risposta di quel paper era molto semplice, riassumibile brutalmente in un solo numero: undici. Da oltre tre lustri, quindici anni dunque, al di là delle designazioni elettorali, dei contrasti politici ed ideologici, delle polemiche che avrebbero fatto pensare ad acerrime ed inestinguibili inimicizie - erano giusto undici le persone che avevano tenuto in pugno la città. Un pugno di acciaio foderato dal velluto delle cariche rivestite in ambiti rilevanti ma mai troppo esposti pubblicamente. Undici persone che avevano deciso su ogni mossa rilevante e composto di fatto una sorta di consiglio di amministrazione della città, gestita come una sonnolenta proprietà di famiglia. Spesso attraverso obbedienti, anche se non sempre brillanti, esecutori. Ogni tentativo di scrivere pagine nuove ovviamente veniva bloccato. Esempi concreti? Ad esempio faceva capo alla filiera degli undici buona parte del sistema alberghiero della città: alberghi un tempo prestigiosi e lasciati poi decadere, tanto, se non c'è concorrenza, al cliente non resta che accontentarsi. Perché mai investire in un albergo adeguato ai tempi nuovi, magari in qualche prestigiosa location del centro storico che consentisse a turisti di qualità – come avrebbero preteso i tour operator - di godersi la città, i suoi monumenti e ristoranti, i suoi eventi e i suoi negozi? Gli undici, del far rivivere la città, non si davano certo cura. Al massimo potevano progettare hotel a ridosso dei centri commerciali. O con vista sulle tangenziali: peccato che, chissà perché, non attirassero turisti ma solo trasfertisti lì deportati dalle loro aziende. Gli esempi potrebbero continuare: quello accaduto sugli alberghi replicato su aree dismesse. Poli sanitari. E via via elencando. Andiamo al finale: in quella città, meno di un paio di anni fa, le elezioni non hanno confermato i soliti noti dell'uno e dell'altro schieramento. Gli undici si sono così trovati mozzati i fili che reggevano le comparse del loro quasi ventennale spettacolo. Ne è iniziato un altro: altri volti, nuove idee, progetti adeguati anche alla vicina Expo 2015. Non sarà certo una sfida facile. Ma da quelle parti ci stanno tentando. Visto che non sono poi così lontani da noi, ne sentiremo parlare presto.