Ruby-bis, le richieste «Sette anni per Fede Lele Mora e Minetti»
di Natalia Andreani wROMA Sette anni di carcere. E l'interdizione perpetua dai pubblici uffici nonché da qualunque incarico nelle scuole o in servizi pubblici o privati che abbiano a che fare con i minori. Queste le richieste del Pm Antonio Sangermano per Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora. Richieste pesanti arrivate ieri al processo Ruby-bis dove la procura di Milano ha concluso la sua requisitoria contro i tre imputati accusati di favoreggiamento e induzione della prostituzione, anche minorile, per le notti di Arcore. La sentenza è attesa per il prossimo 12 luglio, due settimane dopo quella che invece riguarderà l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (prevista per il 24 giugno). Sangermano ha ricordato che le indagini sul caso Ruby non partirono per capriccio, ma da «una macroscopica notizia di reato giunta in procura e riguardante una ragazza minorenne che girava per le strade di Milano con pacchi di soldi, frequentava alberghi di lusso, viveva con una prostituta e andava a casa di un uomo ricco e potente da cui diceva di ricevere denaro dopo essere fuggita da una comunità». Ricostruendo i fatti e i vortici di telefonate intercorse, il pm ha poi sostenuto che «gli imputati sapevano che Ruby era minorenne» e che la stessa Ruby, nel corso della deposizione resa in aula, «ha tentato un'impresa ragguardevole, ovvero quella di screditare sé stessa». Insomma una «dissimulatrice che ha paura di raccontare la verità perché troppo brutta», ha poi aggiunto il procuratore Pietro Forno parlando, nella seconda parte della requisitoria, delle «orge bacchiche» che avvenivano ad Arcore. E dei vantaggi economici che Ruby era certa di poter trarre offrendo versioni discordanti. Quanto a Emilio Fede, ex direttore del Tg4, fu colui che «portò ad Arcore» Ruby e «da quel momento in poi» l'agente dei vip Lele Mora ebbe il compito di prendersene cura», ha aggiunto il rappresentante della pubblica accusa ricordando che la ragazza mise piede per la prima volta a Villa San Martino il 14 febbraio 2010. Da quel giorno ci fu «un abbraccio mortale di Mora nei confronti della minore. E per proteggere e tutelare la ragazza per conto di Berlusconi Mora mise in piedi un apparato militare per "salvare il soldato Ryan" e fece da sentinella». Fede e Mora, per il pm erano insomma «sodali e complici». Nell'individuare le ragazze da immettere nel circuito di Arcore «si comportavano come assaggiatori di vini pregiati». E il bunga bunga «non è il parto della mente degli inquirenti», ma «un contesto ambientale in cui si svolgeva un complesso sistema prostitutivo», ha sostenuto il pm aggiungendo che le dichiarazioni delle testimoni a difesa «sono ai limiti della inattendibilità». Ragazze «assatanate di soldi», le ha definite il pm rilevando «la grave anomalia» costituita dallo stipendio che Berlusconi ha iniziato a dar loro durante il processo. Quanto a Nicole Minetti, l'ex consigliere regionale lombarda «non ebbe solo ruolo di intermediazione» con le "Olgettine", ma lei stessa partecipò alle feste di Arcore «compiendo anche atti sessuali retribuiti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA