Vogherese arrestata per truffa «A tradirla è stata l'avidità»
VOGHERA Un raggiro complesso, che non sarebbe andato in porto solo grazie alla ribellione dell'imprenditore preso di mira. Dalle carte del tribunale dell'Aquila ieri sono emersi i dettagli sulla truffa con tentativo di estorsione che ha portato all'arresto della vogherese Marina Girardelli, 42 anni, e del suo complice Gian Carlo Francescon, 57 anni, di Milano. La loro vittima è stato il titolare di una ditta specializzata in forniture per l'edilizia, con sede all'Aquila. Tutto si inquadra infatti nel grande business post terremoto in Abruzzo. Ora Marina Girardelli è rinchiusa nel carcere femminile di Vigevano, mentre Francescon è a Voghera. Secondo l'accusa tutto sarebbe iniziato nel marzo scorso. I due arrestati conoscono l'imprenditore in uno studio legale di Bologna, grazie all'intermediazione di P.G., 57 anni, anche lui denunciato. L'imprenditore ha un passivo di 800 mila euro perchè i clienti e lo Stato non gli pagano le forniture. Girardelli e Francescon convincono l'imprenditore a cedere il 60% delle quote aziendali, in cambio della promessa di immettere nelle casse un milione di euro. Sempre secondo l'accusa il costo delle quote viene fissato in 29 mila euro, con il passaggio di proprietà sancito davanti a notaio e camera di commercio. Appena escono dallo studio notarile, però, i due arrestati si fanno restituire l'assegno da 29 mila euro. Nei giorni successivi nelle casse dell'azienda non arrivano soldi: però l'uomo e la donna si fanno dare l'autorizzazione a operare sui conti della ditta. Sempre secondo l'inchiesta, Girardelli e Francescon si presentano a una società di factoring del Nord Italia. Hanno contratti falsi, compilati a nome dell'azienda e di contraenti in realtà all'oscuro di tutto, e vogliono farsi scontare crediti aziendali inesistenti: ma la manovra per ottenere contanti spendendo il buon nome dell'azienda non va in porto. «A tradirli è stata l'avidità - dicono gli inquirenti - A questo punto i due arrestati chiedono infatti all'imprenditore del denaro per uscire di scena e riconsegnare le quote societarie (mai pagate). Prima vogliono 330 mila, euro, poi 250 mila. Alla fine si presentano insieme a un pregiudicato napoletano: i tre minacciano l'imprenditore per obbligarlo a versare almeno 100 mila euro». Fissano al 30 maggio il termine ultimo per l'estorsione: ma il giorno prima arrivano i finanzieri e arrestano la coppia. @paolofizzarotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA