Ticinello, un solo condannato a 10 anni

di Maria Fiore wPAVIA Una condanna a dieci anni e un'assoluzione nell'aula divisa tra amarezza e sollievo. Si è concluso con questo verdetto, ieri mattina, il processo in Corte d'Assise sull'omicidio di Oscar Dera Segura, il 34enne originario di El Salvador ucciso con un coltello – mai trovato – nel suo appartamento al Ticinello nell'ottobre del 2011, al culmine di un litigio. Un verdetto che ha ridimensionato di molto la richiesta di 21 e 14 anni di carcere per gli imputati che il pubblico ministero Roberto Valli aveva avanzato nella sua requisitoria. I giudici Cesare Beretta, Luigi Riganti e Pietro Balduzzi e la giuria popolare hanno preso un'altra decisione. Luis Ernesto Escobar Gody, 35 anni, anche lui originario di El Salvador è stato condannato a dieci anni e 4 mesi di carcere. Una volta espiata la pena sarà espulso dall'Italia. L'uomo, per l'accusa esecutore materiale dell'omicidio, dovrà anche risarcire la compagna della vittima, che si era costituita parte civile con l'avvocato Vincenza Conti. In attesa che in sede civile si arrivi a una quantificazione precisa del danno, i giudici hanno disposto un risarcimento, in via provvisoria, di 40mila euro. Assoluzione con formula piena e lacrime di gioia, invece, per Carlos Eduardo Peraza, 39 anni, anche lui originario di El Salvador, che doveva rispondere di concorso morale: aveva, secondo l'accusa, avuto un ruolo nel delitto. «E invece fu solo un testimone, anzi il principale testimone, che ha contribuito a ricostruire la verità dei fatti – è il commento degli avvocati difensori Orietta Stella e Francesca Vaccina –. Si era subito adoperato per far intervenire la polizia e aveva cercato di evitare che la situazione nell'appartamento degenerasse. Una versione a cui l'accusa non aveva dato credito, ma che alla fine ha prevalso». Nel frattempo, però, Carlos Peraza ha trascorso in cella un anno e 7 mesi. I giudici hanno disposto subito la liberazione. «Stiamo valutando di chiedere il risarcimento per ingiusta detenzione – spiega l'avvocato Stella –. La sentenza, comunque, ci soddisfa molto. E' stata fatta giustizia». Non esulta ma può dirsi in parte soddisfatta anche l'avvocato Simona Roncati, difensore di Luis Ernesto Escobar: «Certo, rispetto a quello che aveva chiesto il pm è una vittoria – ammette –. Però noi puntiamo, in appello, a far derubricare il reato in omicidio preterintenzionale. Non c'era l'intenzione di uccidere». Il caso non è chiuso nemmeno per la procura di Pavia, che aspetta le motivazioni della sentenza (saranno depositate tra tre mesi) ma ha già annunciato l'intenzione di fare appello. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA