Rcs, sì all'aumento di capitale
MILANO Gli azionisti Rcs hanno approvato l'aumento di capitale necessario a garantire la continuità aziendale del gruppo del Corriere della Sera. Il via libera è arrivato dopo 9 ore e mezza di assemblea, con schierato alla fine ben l'86,7% del capitale. Diego Della Valle non è intervenuto di persona. A rappresentarlo è stato l'avvocato Sergio Erede per esprimere anche tutte le ragioni di quello che è stato poi un voto contrario. Per conto del primo azionista Giuseppe Rotelli (16,5%) la commercialista Anna Strazzera ha votato a favore della ricapitalizzazione. Si sono invece astenuti Paolo Merloni (2%) e Edizione (4,8%). Il via libera scongiura per Rcs lo scenario peggiore, che la società debba cioè «valutare delle procedure di ristrutturazione dell'indebitamento», come chiarito dall'a.d Pietro Scott Jovane, oltre ad azzerare di fatto tutto il lavoro degli ultimi mesi sul piano, la rinegoziazione del debito e richiedere comunque una riproposizione dell'aumento stesso. «Se la proposta di aumento venisse approvata - aveva detto in assemblea Erede - auspico che il Cda in tempo utile e prima della scadenza di sottoscrizione dell'aumento di capitale rivisiti profondamente il piano sulla base di presupposti realistici e rinegozi con le banche un debito che riequilibri i sacrifici tra vecchi creditori e nuovi soci. «Gli obiettivi del piano Rcs», secondo Erede «pudicamente chiamato di sviluppo», oltre ad essere «già difficilmente raggiungibili risultano chiaramente irrealizzabili alla luce dei risultati del primo trimestre». Erede ha poi attaccato la rinegoziazione del debito e «le irregolarità che a nostro avviso sono accomunate dalla mancata o erronea interpretazione dell'interesse sociale a favore delle banche finanziatrici esposte per oltre 800 milioni, il 45% dei quali vantati da istituti che sono al contempo proprietari di oltre il 20% del capitale sociale». «Respingiamo con fermezza l'addebito di aver compiuto irregolarità ingenti a favore delle banche creditrici», ha replicato in assemblea Jovane. Mentre dal presidente Angelo Provasoli è arrivato un invito alla mediazione rivolto a tutti i soci, ma anche e soprattutto a Della Valle al quale ha segnalato la «apertura a un confronto». Intanto Telecom è pronta alla svolta, la Rete verrà separata e nascerà una nuova società che si potrà aprire a nuovi soci, ovvero a Cassa Depositi e Prestiti con i cui vertici proseguono i contatti. «Abbiamo voluto dare una scossa al sistema di telecomunicazioni italiano» è il primo commento del presidente Franco Bernabè, una «innovazione» con cui dare «tante possibilità al Paese di crescere» aggiunge Bernabè, in un'intervista che sembra uno 'spot' ai microfoni del Tg5. È bastata un'ora al cda - in trasferta a Roma - per approvare, anche se non all'unanimità, il progetto. Secondo quanto si apprende Telefonica si è astenuta e Luigi Zingales, consigliere indipendente, ha votato contro. Per gli spagnoli a Roma c'era solo Julio Linares, assente Cesar Alierta, il presidente di Telefonica.