Basta un po' di rumore per rischiar la causa

Di fronte alla parola condominio, inutile negare che quasi ognuno di noi la prima cosa che pensa è una sfilza di contese senza fine, ripicche, vendette. In effetti non è certo per caso che le disfide condominiali ingorgano come poche altre cose la di per sé già lentissima macchina della giustizia italiana. Su che cosa ci si scontra? Chiunque abbia vissuto in un condominio lo sa. Ma l'associazione degli amministratori di immobili è riuscita a compilare una classifica: 1) rumori molesti; 2) odori di cucina; 3) divergenze sull'uso delle aree comuni; 4) innaffiatura delle piante; 5) gestione di cani e, meno, anche di gatti. Come ci si difende? Ci si difende soprattutto in due modi: a) comportandosi civilmente e rispettando gli altri; b) esercitando la virtù della tolleranza fino a quando è possibile. Spesso non si può evitare di ricorrere a avvocati e giudici. Certo. Ma bisogna tenere presente che – oltre ad avere spesso costi significativi – queste cause durano anni, hanno un esito incerto (tradotto: non è detto che non si perda anche se si pensa di avere ragione). E poi c'è un'altro particolare da tenere presente: si introduce nel condominio una tensione con persone che si vedono tutti i giorni. Si crea un brutto clima e si vive peggio. Lo Stato non ha cercato di mettere mano alla questione? Per la verità – almeno in questo – i legislatori avevano provato a fare qualcosa ma è andata male. Che cosa? Una volta tanto citiamo una legge, perché giusta: l'articolo 5 del decreto legislativo 28 del 2010 diceva: «Chi intende esercitare in giudizio un'azione relativa a una controversia di condominio... è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione». Lo scopo era quello di ridurre il più possibile le cause. Benissimo. Che cosa non va? Pochi mesi fa la Corte costituzionale ha dichiarato la parte citata illegittima e quindi l'ha cancellata. Quindi non se ne fa più niente: chiunque può fare subito causa, perché la signora del piano di sopra cammina con i tacchi a spillo la notte. Ma se voglio fare causa. So che non sempre serve un avvocato. Sì, questo è vero. Si può ricorrere al giudice di pace. Ma ci si può difendere da soli solo se il valore della causa è sotto 1.100 euro. In Tribunale? Ci vuole sempre l'avvocato. E il condominio? Finora abbiamo parlato della lite tra condomini. Se , invece, entra in campo il condominio le cose si complicano. Perché? Perché il condominio non è una sola persona e ci vanno di mezzo l'assemblea, le sue deliberazioni, il dissenso del singolo condomino. Tutto si complica e, oltre avvocati e giudici, c'entrano l'amministratore e gli altri condomini che possono anche non essere d'accordo con il resto dell'assemblea che, mettiamo, vuole fare causa a chi parcheggia l'auto sulle aiuole del giardino. Questo è un bell'esempio di lite sulle parti comuni. Sì, ed è la più frequente perché riguarda il parcheggio, un incubo per chi vive nelle grandi città. Possibile che faccia causa al condominio chi vuole l'auto nel giardino invece dei fiori? Paradossalmente è possibile anche questo. Il condomino, proprietario dell'auto che distrugge le aiuole, potrebbe volere trasformare il giardino in un parcheggio. Non appare come un animo gentile ma succede e, in un certo senso, potrebbe avere diritto a proporre di cambiare l'uso comune del giardino. Gli altri che possono fare? Possono essere d'accordo con l'assemblea che vuole resistere al distruttore di aiuole. O no, perché magari, pur non avendo il coraggio del ribelle, sono d'accordo nell'usare il giardino come un parcheggio. Che succede in quel caso? L'assemblea approva una delibera che decide di resistere alla causa delle aiuole. L'alleato segreto dell'automobilista comunica il suo dissenso o con una raccomandata con ricevuta di ritorno o esprimendo il suo dissenso in assemblea. ©RIPRODUZIONE RISERVATA