Franca Rame, un aiuto alla ricerca sull'Hiv
PAVIA Franca Rame nel 2008 aveva deciso di adottare un ricercatore del Cnr di Pavia, una ricercatrice per l'esattezza. Con 100mila euro aveva garantito ad Alberta Samuele di proseguire le ricerche su una nuova strategia in grado di colpire il virus dell'Hiv, e di costruirsi un lavoro in un momento in cui l'unica prospettiva era il precariato. Quando all'istituto di genetica molecolare ieri è arrivata la notizia della morte di Franca Rame, i ricercatori le hanno dedicato un ricordo sul loro sito internet. «Non sappiamo ancora se la nostra idea diventerà una nuova cura – hanno scritto i ricercatori – Certamente, però, grazie a Franca Rame è stato possibile proseguire questi studi e la risposta è oggi più vicina. Soprattutto, è stato possibile offrire sicurezza ad una giovane brillante e meritevole. Una scelta coraggiosa, quella di Franca Rame. La scelta di una donna coraggiosa. Ci mancherà». «Senza l'aiuto di Franca Rame il nostro progetto sarebbe morto ancora prima di iniziare», spiega Giovanni Maga, coordinatore della ricerca sull'Hiv. Il caso di Pavia e della ricerca senza fondi aveva fatto il giro di tutta Italia. «Nel 2008 avevamo annunciato questa nostra idea come possibile nuova strategia per colpire il virus dell'Hiv – spiega Maga – e in quell'occasione avevamo anche sottolineato che queste ricerche richiedono tempo e fondi, superiori a quelli che un ente pubblico riesce a reperire». Un contributo importante a quel primo risultato lo avevano dato un gruppo di giovani ricercatrici precarie di Pavia. Forse anche per questo l'attrice ed ex senatrice aveva deciso di dare un aiuto. «La situazione che si era creata aveva colpito la sensibilità della signora Rame – ricorda Giovanni Maga – che aveva fatto questa donazione importante per garantire una assunzione a tempo determinato per tre anni». E così Alberta Samuele, che nel 2008 aveva 35 anni, aveva continuato il progetto di ricerca: «Non smetterò di ricordare la sensibilità mostrata da questa donna – spiega – mi ha sollevato da una situazione di precarietà». Cosa è riuscito a fare il Cnr con questo fondo? «Siamo riusciti a mantenere vivo questo progetto, grazie a una persona che poteva lavorarci a tempo pieno – spiega Giovanni Maga – abbiamo avuto risultati positivi, dall'ipotesi iniziale abbiamo sviluppato molecole più potenti che ora stiamo cercando di portare a uno stadio tale da sperimentarle». E' stato anche un aiuto per la ricercatrice. «Alla fine di quei tre anni non c'erano le condizioni per assumerla – spiega Maga – ma grazie all'esperienza e ai titoli maturati in quei tre anni ha trovato un posto di lavoro fisso in una industria farmaceutica in provincia». (ma.br.) (altri servizi a pagina 7)