Ue, Italia fuori dal purgatorio del deficit
di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Alla fine è andata come previsto. La Commissione europea ha verificato i conti, ha visto gli impegni del governo, e ha deciso che l'Italia può uscire dalla procedura per deficit eccessivo nella quale era entrata nel 2009. Toccherà all'Ecofin la decisione definitiva, ma si tratta di una pura formalità. Non è la fine di un percorso, però, ma è solo l'inizio. Sempre ieri, assolvendo ad un compito che nulla ha a che fare con la procedura appena chiusa, la Commissione ha infatti anche pubblicato le raccomandazioni all'Italia (come agli altri Paesi dell'Ue) per una corretta gestione dell'economia. E qui si è visto quanto la nostra situazione sia ancora precaria. Per quanto riguarda la procedura, come spiegava ieri un funzionario, non è che ci sia stato un giudizio «politico» o un trattamento di favore: «Abbiamo applicato le regole previste», quelle del patto di Stabilità. Si sono fatti i conti e si è visto che l'Italia è, e dovrebbe restare nei prossimi anni, con un deficit sotto il limite del 3% del prodotto interno lordo, però un po' di controllo «politico» c'è stato, come ammette il commissario agli Affari economici Olli Rehn. «L'Italia ha effettuato un ampio adeguamento strutturale. Il nuovo governo – ha detto il finlandese - ha revocato alcune di quelle misure, ma ha varato delle norme di salvaguardia», e dunque Bruxelles ha deciso di fidarsi di Enrico Letta. Però, ha spiegato con chiarezza il presidente della Commissione José Manuel Barroso, l'Italia «ha un margine di sicurezza molto sottile per mantenere il deficit sotto il 3%», dunque «è importante che convenga sulla necessità di inserire forti salvaguardie per tenersi sotto i livelli prescritti»". Da Parigi il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni ha espresso la sua «soddisfazione», come ovvio, assicurando che, come chiede Bruxelles, si lavora a «ridurre la tassazione su impresa e lavoro e la spesa improduttiva». Il ministro ha però anche chiesto «tempo, per non fare scelte avventate», ed ovviamente ha ribadito che «rispetteremo i vincoli di bilancio». C'è molto altro che va fatto, però. A parte le «solite» riforme del catasto, del mercato del lavoro, dell'istruzione, del funzionamento delle banche, della giustizia civile e della burocrazia. Sono due i punti nuovi sui quali la Commissione punta perché l'Italia recuperi competitività. Il fatto che il prossimo anno il nostro rapporto tra deficit e Pil dovrebbe essere all'1,8% e dovrebbe liberare una somma tra i 7 e i 12 miliardi che vanno investiti in misure che favoriscano la crescita in tempi brevi. Su questo la Commissione sta facendo pressione sui governi perché accettino una sorta di «mini golden rule», in base al quale gli investimenti produttivi realizzati con i contributi dell'Ue non vengano computati nel deficit. Questo sarebbe un grosso aiuto, come spiega l'eurodeputato del Pd Roberto Gualtieri, «che può offrire all'Italia per il 2014 un margine per politiche di crescita e di occupazione tra lo 0,5% e l'1,2% del Pil». L'altro aspetto, ricordato più volte ieri da Rehn è quello «del saldo dei debiti della Pubblica amministrazione, che può mettere in circolo nuovo denaro che può essere investito dalle aziende ed aiutare la ripresa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA