Quando la lite si conclude nelle pagine di cronaca
«Lite condominiale finisce nel sangue». Titoli così figurano spesso nelle pagine di cronaca. Uno fra i fatti più drammatici della nostra storia recente resta probabilmente la strage di Erba. Alla base, infatti, della mattanza dei coniugi Romano, Olindo e Rosa, contro Raffaella Castagna (uccisa l'11 dicembre 2006 insieme con il figlio, il piccolo Youssef Marzouk, alla nonna del bambino, Paola Galli, ed alla vicina di casa Valeria Cherubini) ci sono stati dei contrasti condominiali, scatenati da motivi banali: i rumori, il bambino che piange, il volume del televisore troppo alto. Eppure sono proprio questi, in molti casi, i moventi delle follie omicide. Come lo sono delle migliaia di procedimenti che ogni anno finiscono nei tribunali italiani. Il 20 per cento delle cause – come testimoniano i dati dell'Aassociazione degli amministratori – hanno come materia del contendere il condominio. Due milioni di litiganti l'anno sul milione di condomini esistenti. Il 45 per cento al Sud, il 20 al Nord. Tra i principali motivi di scontro in ordine di importanza ci sono: il rumore; gli odori della cucina; il parcheggio; l'innaffiatura piante; la gestione dei cani. E, a proposito di fido, secondo l'ultimo dossier dell'Associazione italiana difesa animali e ambiente le liti di condominio per gli animali nel corso del 2012 sono state 14.855, pari a una media di 41 al giorno, di queste circa il 30 per cento è sfociato in denunce. Alla guida dei condomini più litigiosi ci sono Milano, Parma, Torino, Roma, Napoli e a seguire Trento, Livorno, Mantova e Modena. Proprio a «Mantova – racconta il presidente animalista, Lorenzo Croce – una famiglia ha chiesto durante la riunione condominiale di introdurre nel regolamento l'obbligo di vietare al gatto di salire sul tetto». Ma tra le storie di litigi condominiali più singolari c'è quella del puma che viveva sul terrazzo di un condominio di Marghera. Elsa il nome del felino allevato e tenuto in casa come un micio per 17 anni. Il gattone infatti è morto a dicembre dello scorso anno, ma dal 1995 e fino al 2012 i coniugi Anna e Dario Groppello lo hanno tenuto nel loro appartamento e portato anche in giro per il quartiere Cita al guinzaglio. Per placare le lamentele dei vicini avevano installato sul terrazzo di casa una recinzione elettrificata. Scartabellando tra le carte dei tribunali invece, si possono trovare procedimenti durati anni, in un caso ben 12 e per un contenzioso da 70 euro; oppure cause strampalate, come quella che per oltre due anni ha portato davanti a un giudice di pace di Milano due ingegneri, un architetto e due avvocati. Motivo della causa un faretto da 250 watt che oltre a illuminare l'ingresso dello stabile, raggiungeva invadendola anche una stanza da letto del palazzo di fronte. Il proprietario dell'appartamento troppo illuminato ha chiesto senza risultato che il faretto venisse spento e così ha citato in giudizio l'intero condominio. E che dire della rissosa palazzina di Capiago Intimiano (provincia di Como) dove tutti sono in causa con tutti (madre e figlio contro otto componenti di altre due famiglie), anche con procedimenti dai risvolti penali con accuse di stalking, e dove le ragioni delle controversie si sono perse molte denunce e ingiurie fa. (a.d'a) ©RIPRODUZIONE RISERVATA