Borgarello, Lamberti «Il mega market? Lo fermeremo così»

Venerdì 7 giugno, sede dell'amministrazione provinciale. Fra poco più di una settimana potrebbe esserci l'incontro decisivo per la realizzazione del centro commerciale di Borgarello. Si tratta della seconda conferenza di servizi per discutere della nuova viabilità, senza la quale il progetto non può decollare. La prima si era tenuta a gennaio e si era conclusa con un rinvio (contestato dalla società) perchè il Comune era ancora commissariato. di Giovanni Scarpa wBORGARELLO «Cittadini, siamo cittadini e basta. Saremo un laboratorio: la politica come esperienza civica, volontariato, impegno in prima persona. Questo è il messaggio che ho per prima cosa voluto dare ai miei figli. Così capiranno che tutte le volte che non sarò con loro, è perchè sto facendo qualcosa di importante anche per gli altri». Nicola Lamberti riparte da qui, dopo la schiacciante vittoria alle urne. Parlando di un concetto così alto della politica, che si fatica a parlare poi di cose più terra terra. Come del centro commerciale. La campagna elettorale ora è finita. Con quali mosse intende fermare il centro commerciale? «Prima di tutto intendiamo farlo in maniera trasparente, senza strumentalizzazioni e sotterfugi. Questo perchè, ovviamente, vogliamo evitare la richiesta di 40 milioni di euro di danni da parte della società. Tutto parte dal Piano di adozione del 2010, approvato quando sindaco era Valdes. Primo, mancava in quel documento l'autorizzazione commerciale. Data, solo un anno dopo, dal commissario prefettizio. Secondo, non c'era l'accordo sulla viabilità che era invece necessario per renderlo valido. Su queste due evidenti anomalie pendono i ricorsi al Tar. Ultimo punto, la conferenza di servizi per la viabilità che si terrà in Provincia. Noi voteremo contro. Troviamo paradossale che un ente pubblico debba chiedere soldi ad un privato per realizzare una tangenziale. I soldi, piazza Italia, li deve trovare in un altro modo, non svendendo il territorio». L'area però è di proprietà della società proponente. Comunque vada il progetto, non tornerà più agricola... «Falso anche questo. Quell'area è inserita nel Pgt che, come tutti sanno, dà un indirizzo al futuro urbanistico di un territorio. Non è immodificabile. Per cui potrebbe anche tornare agricolo, una volta accantonato il progetto». Ci spiega perchè è così contrario al mega market? «Per tre ragioni. La prima, c'è un consumo di suolo immenso, ben oltre l'area occupata dall'insediamento. Per un'opera che durerà qualche decennio, si compromettono milioni di metri quadrati per sempre. Secondo: non è vero che porterà posti di lavoro, semmai li sposterà. Non si calcolano mai, poi, quelli che si perderanno. Terzo. La viabilità impazzirà. Che succederà a Torriano, dove si incontreranno vecchia e nuova strada? Dello smog originato da milioni di auto in più nessuno parla? Per andare in un centro commerciale si prende necessariamente l'auto. Al negozio di vicinato, invece, ci si può andare anche in bici. Io preferisco questo secondo scenario per i miei figli». Cita spesso la sua famiglia. Qual'è stata la loro reazione davanti all'intenzione di ricandidarsi, dopo tutto quello che era successo? «Mai preso decisioni senza averne parlano prima con mia moglie. E con i miei figli. Abbiamo deciso assieme. Se non avessi l'appoggio di Elena (la moglie, ndr) non andrei da nessuna parte. E, come ho detto, credo che il mio impegno per il paese possa rappresentare un bell'esempio di altruismo per i miei figli». Ha ricevuto tante congratulazioni dai partiti dopo la vittoria? «Sì, e mi ha fatto piacere. Dal Pd (ieri era presente anche il segretario provinciale, Alan Ferrari, ndr) a Sel, dal M5S. Addirittura agli avversari della Lega mi hanno stretto la mano». Anche Rovelli? «No, lui non l'ho sentito nè visto». Che differenza c'è con la prima volta? «Tanta, tantissima. Prima c'era un accordo con i partiti, stavolta c'è stato solo appoggio da parte di chi ha condiviso le nostre idee. Incondizionato. E' stato il nostro progetto a creare aggregazione, consenso. Prima condiviso da 50 persone, poi dal doppio e via dicendo. Questo ci ha portato quasi naturalmente alla vittoria. E questo ci porterà a gestire la cosa pubblica insieme. Nella mia lista non so neppure chi ha una tessera in tasca e chi no. Non mi importa. Contano le persone. La giunta? Per legge possiamo avere solo due assessori, ma è chiaro che sarebbe impensabile gestire tutto in tre. Così allargheremo il più possibile la partecipazione a tutti coloro che vorranno e potranno dare il loro contributo per il paese, per il futuro dei nostri figli».