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di Fabrizio Merli w PAVIA Più il conto alla rovescia per l'accorpamento dei tribunali prosegue e più emergono le criticità di una procedura che, sulla carta, dovrebbe concludersi il 13 settembre. Un decreto prevede, infatti, che per quella data i tribunali di Voghera e Vigevano debbano essere accorpati a quello di Pavia. Un'operazione semplice, sulla carta. Più complessa nella realtà. Il cantiere allestito al palazzo di giustizia di corso Cavour, ad esempio, ha visto slittare i tempi. Avrebbe dovuto essere pronto per il 30 luglio, oggi la data si è spostata in avanti al 31 agosto. In considerazione di questo fatto, il presidente del tribunale di Pavia si è avvalso della facoltà concessa dall'articolo 8 del decreto di accorpamento. La possibilità, cioè, di mantenere in funzione per almeno altri sei mesi i palazzi di giustizia di Voghera e Vigevano. Ma questa scelta, secondo gli operatori del diritto, provocherebbe due inconvenienti. Il primo riguarda soprattutto la giustizia civile. La soppressione di Voghera e Vigevano, infatti, riverserebbe tutte le cause su Pavia. Ma il funzionamento delle strutture per altri sei mesi, comporterebbe, secondo gli avvocati, il rischio di non avere più riferimenti certi in termini di competenza. In altre parole, un avvocato potrebbe trovarsi ad avere, nella stessa mattinata, la discussione di tre cause diverse a Pavia, Vigevano e Voghera. In altre parole, il caos. Il secondo problema riguarderebbe, invece, la giustizia penale. Attualmente, ogni procura ha un registro informatico delle notizie di reato. Un computer, in parole semplici, nel quale vengono immessi i dati delle indagini. Per motivi di sicurezza, i computer di Pavia, Voghera e Vigevano non «dialogano» tra loro. E ciascuno è riferito alla competenza della rispettiva procura. Ma con l'accorpamento, verrebbe a crearsi una sola procura, quella di Pavia. E non potendo effettuare il trasloco istantaneamente, sarebbe necessario "cablare" i computer, cioè collegarli tra loro, ad esempio con la fibra ottica. Una spesa di svariate decine di migliaia di euro che, oltretutto, perderebbe ragion d'essere ad accorpamento completato. Gli avvocati stanno seguendo con preoccupazione queste vicende. «Noi non siamo contro la riforma – spiega Roberto Ianco, presidente dell'Ordine di Pavia – ma una situazione come quella che si sta prospettando non sarebbe indice di una giustizia moderna». Una soluzione sarebbe la proroga di un anno della riforma, proroga della quale si è appena discusso in commissione giustizia del senato. Nel frattempo, i sindacati si stanno organizzando per una manifestazione di protesta sotto gli uffici della prefettura. Salvo notizie positive.