LA CITTA' PLURIETNICA RESISTERA'

di ENRICO FRANCESCHINI Andrà in pezzi la Londra multi-etnica? Ecco la vera preoccupazione, all'indomani dell'attacco a colpi di machete e in nome di Allah da parte di due terroristi "fatti in casa" contro un giovane soldato. Britannici loro, sebbene di origine nigeriana, britannico lui. E britannici pure gli attivisti della British Defense League, un gruppo xenofobo che mercoledì notte si è scontrato con la polizia proprio a Woolwich, il quartiere a due passi dal Tamigi dove è avvenuto il barbaro assalto. I dimostranti volevano farsi giustizia da soli. Istituire ronde di vigilantes. Lanciare la caccia all'islamico, e poi magari pure al turbante, e infine a chi ha la pelle nera. Ricordiamoci dove accade tutto ciò. A Londra, nella capitale globale d'Europa e forse del pianeta. Impossibile dimenticarlo. Ieri mattina ho preso il metrò per andare al lavoro e mi sono ritrovato, come ogni volta, in un microcosmo delle Nazioni Unite: tutte le razze, le religioni, le lingue della terra. E in un'atmosfera, forse unica al mondo, di tolleranza e reciproco rispetto. Nella New York anni '80 della mia gioventù si riceveva un avvertimento: non camminare mai dalla parte sbagliata della strada. Perché in una stessa via poteva esserci il marciapiede di destra, territorio dei bianchi, e quello di sinistra, territorio dei neri, reciprocamente proibito a chi varcasse l'invisibile frontiera (e divisioni analoghe, all'infinito, tra ogni etnia, fede, colore). Non è sicuramente così nella Londra di oggi. Ma potrebbe diventarlo? In teoria il rischio esiste. Perciò il primo ministro David Cameron, il sindaco di Londra Boris Johnson, il Muslim Council of Britain (l'associazione che rappresenta 3 milioni di musulmani britannici), si affannano a ripetere che l'Islam non c'entra in questo attacco, che questo attacco è solo il risultato di due menti distorte. Lo ripetono tanto per il timore che qualcuno pensi che non è vero. Ci vuole poco a seminare l'odio razziale, è ancora più facile in una Gran Bretagna e un'Europa nervose per la prolungata crisi economica, spazzate dal vento di un nuovo populismo, anti-europeo, anti-immigrati, contro ogni diversità. Ma è difficile che Londra cada nel tranello. Qui, in certe scuole elementari, si parlano 150 lingue differenti. Qui, informa una recente statistica, entro dieci anni i britannici saranno diventati minoranza (e probabilmente lo sono già, se si contassero gli espatriati temporanei, quelli che vengono a Londra a studiare o lavorare per qualche anno, senza prenderne formalmente la residenza). Sul metrò, ieri mattina, accanto a me avevo una musulmana con il velo, un indiano con il turbante, una ragazza punk in short e un banchiere della City in gessato grigio. Piuttosto che farsi la guerra, scommetterei che continueranno a viaggiare gli uni accanto agli altri nella città più multietnica della terra. ©RIPRODUZIONE RISERVATA