I killer nati a Londra e poi convertiti all'Islam

LONDRA La mano che ha ucciso - l'odio, la violenza - è cresciuta in Gran Bretagna. Nello stesso Paese contro cui si è scagliata. I due terroristi che hanno ucciso a colpi di mannaia un soldato in pieno pomeriggio a Londra sono cresciuti nella capitale britannica. Hanno frequentato le sue scuole e le sue università, in quartieri multietnici e popolosi come Woolwich, dove il terrore ha colpito sotto gli occhi dei passanti. Forse anche sotto il naso dei servizi di sicurezza: è l'implicazione più inquietante che emerge, con le indicazioni che sì, i due killer catturati dalla polizia erano già noti agli 007. Il Paese però non si piega, tuona il premier David Cameron: «Chi ha fatto questo cerca di dividerci, ma dovrebbe sapere che il risultato è renderci più uniti e renderci più forti. Non è solo un attacco alla Gran Bretagna, è un tradimento all'Islam e alle comunità musulmane. Non c'è nulla nell'Islam che lo giustifichi». Cameron ha parlato davanti a Downing Street con la gravità di chi sa di rivolgersi ad un Paese sotto choc. Quindi l'appello, scontato ma necessario, a guardare avanti: «Uno dei modi migliori per combattere il terrorismo è continuare a vivere le nostre vite normalmente. E questo è quello che faremo». Gli fa eco il sindaco di Londra Boris Johnson, che alla sua città chiede di mantenere la calma. Poi, insieme, incontrano la comunità locale a Woolwich, i suoi leader religiosi (ci sono i sikh, i musulmani, i cristiani) per rassicurarli. Anche dopo quelle reazioni, limitate ma pur sempre preoccupanti, che già l'altra sera hanno visto per strada gruppi di estrema destra o un paio di casi isolati di tentati attacchi a moschee: il rischio è la spirale di odio che non farebbe altro che far crescere altri Michael Abedolajo. Con questo nome è stato identificato uno dei due uomini che ha ucciso urlando "Allah Akbar", promettendo «occhio per occhio, dente per dente». Ha 28 anni. Il suo volto ormai è noto: si è fatto ritrarre sul luogo del massacro con le mani macchiate dal sangue della sua vittima. Il cappellino di lana e giubbotto come quelli di tanti altri coetanei. È di origina nigeriana, Michael diventato Mujahid dopo essersi convertito all'Islam. Sembra infatti che il giovane sia nato a Londra e cresciuto in una famiglia cristiana devota. Lui è il suo complice, di cui tuttora si sa molto meno. Nessun dettaglio è stato intanto diffuso sull'uomo e sulla donna di 29 anni arrestati ieri nel sud di Londra, sospettati di essere complici degli attentatori. È stata invece rivelata l'identità della vittima del loro agghiacciante attacco: è Drummer Lee Rigby, 25 anni di Manchester e padre di un bimbo di due anni, Jack. Rigby era un soldato valoroso, aveva prestato servizio in prima linea in Afghanistan nel 2009.