Gianni Francioni: «Cambio il Cravino terra di nessuno»
di Marianna Bruschi wPAVIA L'università si prepara a scegliere il suo nuovo rettore, il 29 ci sarà la prima votazione. La Provincia Pavese ospita e racconta i tre candidati. Il primo, ieri, è stato Gianni Francioni. Ordinario di Storia della filosofia, 63 anni, ex preside di Lettere e attuale pro rettore alla didattica. Uno dei punti chiave del suo programma è il rapporto fra l'ateneo e gli enti locali. Professor Francioni, nel suo programma auspica per l'ateneo un «maggior ruolo nella progettualità del Comune». Come riuscirci? «Non ogni città che ha un'università è anche una città universitaria, è il caso di Milano. Il mio appello è di una collaborazione stretta. Ho proposto un tavolo permanente Università-Comune e uno con il mondo della sanità». Il legame con la città passa anche dagli affitti, alti, e da zone in espansione ma spente, come il Cravino. «Sono due casi in cui è forte la necessità di concertazione con il Comune. Il Cravino è un quartiere universitario che però diventa terra di nessuno, ed è pericoloso. Mi sarebbe piaciuto creare un anfiteatro all'aperto con le sculture di Pomodoro, ma la Bicocca è stata più veloce di noi. Farei una gara tra gli studenti di ingegneria e affiderei loro il progetto di riqualificazione. Sugli affitti credo che con il Comune potremmo studiare incentivi per chi affitta agli studenti a prezzi calmierati». Ha citato Milano, nel confronto con Pavia. Il suo programma punta a aumentare gli iscritti milanesi, che oggi sono il 10,7%. «Milano è un mega ateneo, con un rapporto studenti-docenti sfavorevole. A Pavia i nostri studenti li riconosciamo nei cortili. Pavia ha una dimensione e una qualità che possono essere fattori attrattivi». Pavia ha 84 corsi di laurea. L'offerta formativa dovrà essere ridimensionata nei prossimi anni, anche in vista di numerosi pensionamenti fra i docenti. Come? «Oggi abbiamo 995 docenti e si può immaginare di ridurli. Il problema è immettere forze nuove. Abbiamo dottori di ricerca e assegnisti bravissimi, ma sono una fascia precaria e la paura è che i migliori vadano via. Faremo inoltre una riflessione per avere la migliore offerta didattica, gestibile con il nostro corpo docenti». Come migliorare il rapporto università-scuola? «Il Centro orientamento lavora in questa direzione. Penso a una università simile al palazzo centrale, con i cortili e tanti ingressi: aperta. Una casa accogliente di scienza e cultura». L'urbanistica è un tema caldo, con i casi Green Campus e Punta Est e con progetti consistenti, come il campus di medicina, da portare avanti. «Aspettiamo le sentenze, noi vogliamo tutelare il buon nome dell'università. E abbiamo attivato le nostre regole interne sul codice etico. Dobbiamo tutelare il nostro patrimonio e completare il piano triennale con il restauro di palazzo Botta e il campus di Medicina. E credo che il Palazzo centrale potrebbe diventare patrimonio Unesco». Ricerca ed edilizia passano anche dalle strutture. Alcune vanno rinnovate. «Il polo Bassi-Taramelli ha bisogno di manutenzione energica. Come serve una mappatura delle competenze per la ricerca ne serve una anche per gli strumenti, un censimento per sostituire quelli obsoleti. Il servizio di ricerca va potenziato con più personale, per accedere a un numero alto di finanziamenti». Ha già in mente i nomi dei suoi "ministri"? «Ancora no. Ma dovranno essere giovani, con grande rinnovamento rispetto alla squadra attuale. Uomini e donne, delle tre fasce (ordinari, associati e ricercatori). Ho in mente qualcuno che sostiene un altro candidato, vedremo».