Pieve, chiusura dell'impresa Pecora Sindacati furiosi

PIEVE DEL CAIRO Trentuno dipendenti a rischio disoccupazione: Luigi Marozzi, segretario provinciale Fillea Cgil conferma l'allarme dopo la richiesta di concordato preventivo di messa in liquidazione dell'impresa Pecora di Pieve del Cairo. «Con questa richiesta – dice Marozzi - è chiaro che si va verso la chiusura dell'azienda. A nostro parere questa decisione non dipende tanto dalla crisi di questi anni, ma da una situazione debitoria pregressa. L'impresa ha difficoltà di liquidità sin dal 2008, quando il mercato non era ancora crollato. Da quell'anno ha cominciato a cumulare debiti e a chiudere il bilancio d'esercizio in perdita. Sicuramente parte del problema sono stati i ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, ma non solo». Il sindacalista, però, concentra la sua attenzione sulla condizione dei dipendenti. «L'impresa Pecora – prosegue il segretario provinciale – non ha utilizzato correttamente il criterio della turnazione dei lavoratori durante la cassa integrazione ordinaria, iniziata a febbraio dell'anno scorso. Noi abbiamo ampiamente contestato questo aspetto. Quindi ora non si prenda il pretesto del costo del personale per giustificare i costi aziendali: un anno e mezzo di cassa integrazione ordinaria, con 15 o 16 dipedenti a casa, non può essere un costo. La cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, è un ammortizzatore sociale utile per i dipendenti, ma anche per l'azienda, anche se qualcuno si ostina a scrivere sui social network che non abbiamo tutelato i lavoratori». L'impresa Pecora è una di una lunga serie di imprese storiche che vanno verso la chiusura definitiva. «I nostri imprenditori – conclude Marozzi - sono abituati a lavorare con le banche: nel momento in cui gli istituti di credito chiudono le porte, gli accessi al credito, gli imprenditori non sono più in grado di investire». (s.b.)