Sì del Senato, il decreto staminali è legge

Pronti ad avviare la sperimentazione, sempre a patto che il metodo non cambi. Nel giorno in cui il Senato a larghissima maggioranza dà il via libera al decreto sulle staminali, che ora è legge, Davide Vannoni dà la disponibilità a rendere pubblico e a testare il metodo Stamina, anche se per "sciogliere la riserva" in modo definitivo aspetta il confronto diretto con il ministero per capire «il tipo di controllo che ci permetteranno di avere sulle varie fasi». Perché il testo, approvato con 259 sì, 2 no e 6 astenuti, è diverso da quello che in origine aveva licenziato proprio palazzo Madama, e oggi prevede una sperimentazione di 18 mesi, a partire dal primo luglio, coordinata dall'Istituto superiore di sanità, insieme ad Aifa e Centro nazionale trapianti (e con un finanziamento di 3 milioni di euro) ma indica anche che le linee cellulari debbano essere prodotte in laboratori Gmp (Good manufacturing practices, lo standard di buona fabbricazione, rispettato ad esempio per i farmaci) e non nei laboratori Glp (Good laboratory practice) come quelli per i trapianti che chiedeva Stamina. Il rischio, paventato dalla Fondazione, era quello che il vincolo di andare nelle 13 cell factory autorizzate dall'Aifa comportasse anche una modifica degli "ingredienti" utilizzati per la preparazione delle staminali mesenchimali, utilizzate per la cura delle malattie neurodegenerative.