Fibronit, via al maxi processo per gli altri otto imputati
VOGHERA Inizia oggi il troncone principale del processo Fibronit. Dopo l'avvio del giudizio abbreviato (non ancora concluso) nei confronti degli ex amministratori Claudio Dal Pozzo e Giovanni Boccini, prende il via oggi il dibattimento pubblico nei confronti degli altri otto imputati che hanno scelto la strada del rinvio a giudizio. Così aveva deciso, nel novembre scorso, il giudice Luisella Perulli al termine di un'dienza preliminare iniziata lo scorso 16 aprile. Sette mesi per valutare le richieste dei pubblici ministeri, delle parti civili e dei difensori. Dunque, con oltre 200 costituiti e alla presenza di 20 avvocati inizia questa mattina al Tribunale di Voghera il processo nei confronti di Dino Augusto Stringa, 90 anni, di Pavia, Teodoro Manara, 78 anni, di Castiglione Torinese, Michele Cardinale, 72 anni residente a Pino Torinese, Lorenzo Mo, 68 anni, residente ad Asti, Guglielma Capello, 76 anni, di Castiglione Torinese, Maurizio Modena, 61 anni, residente a Redavalle, Domenico Salvino, 70 anni, residente a Torino e Alvaro Galvani, 67 anni di Viguzzolo. Tutti e otto devono rispondere dei reati di disastro colposo, omicidio colposo plurimo e inosservanza delle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Un lungo elenco di persone malate e defunte: le parti che si sono costituite al processo Fibronit «rappresentano quasi un monito nei confronti di un'azienda da un passato florido, la cui lavorazione veniva pubblicizzata e ritenuta innocua per la salute di chi ci lavorava e per i bronesi in generale», sottolineano gli avvocati che oggi esporranno le loro rivendicazioni in aula. A parte Modena, che fu responsabile dello stabilimento di Broni fino al 1993, tutti gli altri imputati hanno fatto parte dei consigli di amministrazione delle varie società che, tra il 1969 e il 1993, gestirono lo stabilimento Fibronit di via Circonvallazione a Broni. Una fabbrica che, secondo la ricostruzione fatta dai pubblici ministeri Giovanni Benelli e Valentina Grosso, avrebbe provocato il decesso di circa 600 persone, tra ex dipendenti, famigliari dei lavoratori e residenti. (d.z.)