Casei, ditta Arona in liquidazione Undici licenziamenti
Oggi in Provincia a Pavia si terrà un incontro in merito all'avvio dei lavori di riconversione dell'ex zuccherificio di Casei. Sono stati invitati a partecipare Comune di Casei, organizzazioni sindacali, esponenti della proprietà, consiglieri provinciali. Si farà il punto della situazione e si entrerà, come detto, nel merito dell'avvio dei lavori dell'impianto di produzione di energia da biomassa. I lavori dovranno essere avviati entro la metà del prossimo mese di luglio, stando all'impegno preso dalla proprietà al momento della stesura dell'accordo, che risale appunto al luglio dell'anno scorso. CASEI GEROLA Come in un effetto domino, il collasso dell'edilizia mette in ginocchio anche le aziende dell'indotto. E' il caso della «Pietro Arona srl» di via Enrico Fermi a Casei Gerola, imballaggi e bancali in legno per le fornaci, messa in liquidazione con licenziamento degli undici dipendenti (in maggioranza donne). Per i lavoratori, al termine del periodo di un anno di cassa integrazione in deroga, non c'è neppure la garanzia salariale minima della mobilità, ammortizzatore che scatta solo nelle realtà produttive sopra i quindici dipendenti, per cui dovranno accontentarsi del sussidio di disoccupazione, in attesa e nella speranza di trovare un nuovo impiego, sfida ardua in questi tempi grami. Ancora da percepire alcune mensilità arretrate e il trattamento di fine rapporto. Epilogo amaro di una crisi che nasce da lontano. Con le fornaci che rallentano, cominciano anche i problemi per la Arona, che ha nel settore dei laterizi il principale cliente. Una svolta sembra profilarsi nel 2008, quando il gruppo savonese Mallarini rileva il 51% delle quote (con il 49% che resta nelle mani della famiglia Arona). «Ma alle promesse e agli impegni per il rilancio aziendale, purtroppo, non sono seguiti i fatti – spiega Rosario Mascarello, Filca Cisl – Il nuovo socio non si è neppure presentato agli incontri con il sindacato, ai quali hanno partecipato solo gli Arona e la sensazione netta è che il pacchetto di maggioranza sia stato acquisito unicamente per controllare una fetta di mercato e non per concreti progetti di sviluppo e consolidamento della compagine aziendale». Un anno fa la situazione precipita, la produzione sostanzialmente si ferma e i lavoratori si aggrappano alla cassa integrazione. «Abbiamo cercato di attivare ogni tipo di ammortizzatore sociale, per il periodo più lungo possibile – spiega ancora Mascarello – Ma alla fine i nodi sono venuti al pettine». Certo è che la chiusura della «Pietro Arona» rappresenta un ulteriore colpo per il tessuto produttivo e occupazionale locale. «Ho seguito le vicende dello stabilimento, in sofferenza da tempo – sottolinea il sindaco Ezio Stella – Si sperava in un nuovo acquirente, ma purtroppo nessuno si è fatto avanti a continuare l'attività». (r.lo.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA