LA PAGINA DI STORIA
di Roberto Lodigiani wGAMBOLO' L'epoca del proibizionismo è una delle più sfruttate da Hollywood, che sulla sfida tra i gangster alla Al Capone, che prosperarono con il contrabbando di alcol, e i poliziotti alla Eliot Ness, che cercarono di opporvisi, ci ha costruito decine di film, fino a quello forse più bello e famoso, «Gli intoccabili» di Brian De Palma con Kevin Costner, Sean Connery e Andy Garcia nei panni dei buoni, Robert De Niro in quelli del cattivo. Ma oltre alla finzione cinematografica, c'è la realtà storica della guerra dura, spietata che si scatenò tra gang mafiose rivali e tra queste e i paladini della legalità. Uomini come Eliot Ness, appunto. E come Francesco Giuseppe Zanetti, superdetective delle giubbe rosse canadesi che combattè, con successo, l'importazione illegale di alcolici verso gli Stati Uniti. Un nome, il suo, che di americano non ha proprio nulla. Zanetti, infatti, non era nato all'ombra dell'Empire State Building o in uno sperduto villaggio del West, ma il suo orizzonte di bambino erano le risaie di Gambolò, Lomellina profonda. Lo storico Ernesto Milani ha ricostruito minuziosamente le vicende dell'Eliot Ness canadese nel sito internet «Lombardi nel mondo». Papà Ambrogio Zanetti emigrò oltreoceano nel 1899, quando il piccolo Francesco aveva dieci anni. Si stabilirono a Springfield, Massachusetts. Papà si arrangiava come falegname, mentre il fratello Alfredo aprì una pasticceria. Francesco, o Frank, come tutti cominciavano a chiamarlo all'americana, dopo aver fatto il commesso nel locale dello zio, fuggì in Canada insieme alla compaesana Rita Scevola, sposata con rito civile il 15 giugno 1910. Ad abbagliare la giovane coppia era stata una pubblicità della Canadian Pacific Railway che offriva un podere di 160 acri (circa 65 ettari) nell'allora selvaggia provincia del Saskatchewan, al prezzo simbolico di 10 dollari. Per qualche anno, Frank fece scrupolosamente il contadino, fino a quando la siccità non lo mise in ginocchio. Fu allora che decise di arruolarsi nelle Giubbe rosse. «Come primo compito – racconta Milani – gli ordinarono di indagare sui rivoltosi del Quebec che si opponevano alla coscrizione obbligatoria (nelle trincee d'Europa si combatteva la Prima guerra mondiale) e scoprire i renitenti». Il governo canadese era preoccupato delle possibili influenze comuniste nella protesta pacifista e nelle agitazioni dei minatori, e continuò ad esserlo almeno fino al 1923. Nel frattempo, Francesco Zanetti-Frank Zanetti «investigò con successo su casi di emissione di banconote false e spaccio di droga». Ma l'osso più duro e impegnativo fu la lotta al boss mafioso Rocco Perri, l'italocanadese considerato il re dei contrabbandieri «bootleggers», specializzati nell'esportazione illegale di alcol. Zanetti si infiltrò nella sua organizzazione con il nome di copertura di Harry Blask, e impiegò anni per assicurarlo alla giustizia,. Ci riuscì solo nel 1940, non in quanto malavitoso ma come immigrato italiano, quindi potenzialmente pericoloso nel momento in cui Canada e Stati Uniti erano sul punto di scendere in guerra contro le potenze dell'Asse. Le tensioni e le difficoltà di una vita lontanissima dalla patria d'origine, intanto, avevano indotto la moglie Rita a tornare in Italia e a stabilirsi a Lacchiarella. Frank ne soffrì molto, ma reagì con la solita grinta. Si risposò nel 1944 (la prima moglie era morta l'anno prima) con Edith Disbury e nel 1951 si ritirò per la meritata pensione. E' morto il 2 maggio 1971, 17 giorni dopo Edith, nel villaggio di New Glasgow. ©RIPRODUZIONE RISERVATA