Lavoro ko, chiude anche l'impresa Pecora
PIEVE DEL CAIRO Impresa in liquidazione, la richiesta al tribunale del cordato preventivo, i 31 dipendenti in cassa integrazione straordinaria da febbraio: la crisi in provincia di Pavia lascia sul terreno un'altra vittima illustre. L'impresa Pecora, fiore all'occhiello di tre generazioni d'imprenditori (che vantano, nel denso carnet di lavori fatti in tanti anni di presenza sulla scena edilizia, anche piazza Emanuele Filiberto a Pavia) si deve arrendere all'accanirsi di tre tenaglie che pesano sull'intero contesto edilizio provinciale. Le riassume così Luigi Pecora, il titolare: «La situazione è peggiorata negli ultimi tre anni: lo scorso anno, poi, il nostro fatturato si è dimezzato passando da 7 milioni a 3,5 milioni di euro. Meno commesse, il primo fattore. Il secondo i crediti che gli enti pubblici non possono saldare e, strettamente legato a questo, il rapporto con le banche che hanno stretto in modo esasperato l'accesso ai finanziamenti». Ma c'è un quarto fattore che l'imprenditore lomellino mette in evidenza: la burocrazia, miope e ossessiva. «Lavori aggiudicati nel dicembre 2010 ancora bloccati da ritardi burocratici – annota Luigi Pecora – così come abbiamo atteso per un anno e mezzo una risposta dalle Ferrovie per l'approvazione di un progetto che sembrava ad un passo dal poter partire. Così non si può lavorare. Si chiude». Banche, Comuni insolventi per legge, burocrazia soffocante: un elenco che ritorna spesso quando si chiedono le ragioni di una crisi che appare, per tanti, senza ritorno. L'analisi dell'imprenditore si fa lucida: «Mi chiedo perché lo Stato debba investire in casse integrazioni, quando potrebbe più agevolmente sbloccare i fondi che consentirebbero l'avvio di tante opere pubbliche importanti, dalle scuole alle strade da sistemare, alle fogne da finire». Poi uno strale, al Patto di stabilità: «Si è ormai azzerata – spiega l'imprenditore – la possibilità dei Comuni ad investire. E senza investimenti non si permette all'azienda di crescere. Quel che è peggio è proprio questo: si sta togliendo la fiducia. Temo che, di questo passo, altre realtà pavesi seguiranno il destino della mia impresa». Ma c'è un lavoro su tutti che Luigi Pecora ricorda di aver seguito e che lo ha inorgoglito? La risposta è lapidaria: «Sì, quelli che mi hanno pagato». (f. g.)