Troiano: non iscrivo la Voghe in serie D ma non la regalerò

Il dg del Voghera Donato Troiano stronca l'ipotesi di fusione con il Vigevano. Ma il numero uno del Vigevano Paolo Pugliese (nella foto) non è così drastico sulla rottura della trattativa con i vogheresi: «Se troviamo l'accordo si farà altrimenti no. Qui nessuno si strappa i capelli se non succede - dice l'imprenditore romano che vuole rilanciare il calcio nella città ducale - Noi stiamo cercando una fusione, ma che deve essere sana e chiara». Insomma in casa ducale l'obiettivo resta quello di fondersi con una squadra di serie D per ripartire già dalla prossima stagione nel massimo campionato dei dilettanti. Va ricordato che a fondersi sarebbe l'Accademia Giovani Vigevano (società satellite del Vigevano), che a differenza del Vigevano Calcio non ha debiti. Il Voghera non è infatti la prima squadra con cui il Vigevano ha avuto un approccio per una fusione, negli ultimi mesi si è parlato di trattative con Derthona (serie D), Sant'Angelo Lodigiano (appena retrocesso in Eccellenza) e Tritium (ai play out di Prima divisione Lega Pro). di Stefano Romano wVOGHERA «Ho detto che vendo, non che svendo. E ho già detto, anche al sindaco Carlo Barbieri, che la fusione tra Voghera e Vigevano non si deve fare perché questo significherebbe far sparire il calcio dalla città». Niente giri di parole: Donato Troiano stronca così le voci (il progetto?) di una cessione del titolo per la serie D dal Voghera al Vigevano. Questo non vuol dire, però, che il Voghera calcio giocherà, anche nella prossima stagione, in serie D. «Il nostro ciclo è finito – conferma Troiano –. A febbraio avevo detto che mi sarei sfilato dalla gestione della squadra e non ho mai smentito questa scelta. Sono passati mesi, e nessuno si è fatto avanti: negli ultimi tempi c'è stato qualche contatto, ma nulla che mi convincesse ad avviare la procedura per la cessione della società. Continuo ad aspettare perché, ripeto, non voglio che il calcio scompaia da Voghera: se avrò offerte interessati, da parte di persone serie, cederò la società. Io continuo a sperare, ma mi faccio delle domande: possibile che a Voghera nessuno si faccia avanti? Possibile che via Troiano nessuno voglia fare calcio? Non c'è una cordata di imprenditori in grado di far andare avanti la squadra? Non vedo nulla di tutto questo». E siamo al nodo della questione: il Voghera è in condizioni di iscriversi al campionato di serie D anche per la prossima stagione? Entro il 15 luglio la società (nuova o vecchia che sia) deve versare 18mila euro di iscrizione alla federazione e garantire una fideiussione di 36mila euro. «Sto lavorando alla cessione – ripete Troiano –. La nuova compagine societaria deciderà. Noi, sul campo, abbiamo conquistato la possibilità di giocare in serie D. Lo ricordo ai tifosi che mi contestano: comunque sia andata a finire, il Voghera è arrivato ai play off, non ha dovuto combattere per salvarsi. E se in futuro dovesse ripartire da una categoria inferiore, ricordo anche che altre squadre vicine, la Valenzana, ad esempio, lo hanno fatto dall'Eccellenza». Ma c'è anche la questione delle pendenze della società: con la federazione e, con i fornitori, con i tecnici e con i giocatori. Proprio su questo punto, l'altro giorno, capitan Priolo aveva messo l'accento. «Priolo ha avuto molto dal Voghera – ribatte secco Troiano –. Dico solo che ha avuto molto più di quanto avrebbe meritato sul campo: da almeno due anni è un ex calciatore. Se avessi potuto confermare Colicchio, ad esempio, adesso staremmo discutendo della promozione e del futuro tra i professionisti. Ma lo stesso Priolo sa perfettamente che non lo avrei confermato se solo avessi potuto decidere da solo». E il rapporto con mister Cotroneo? «E' sempre stato corretto – risponde il dg –. Se fossi stato in lui, però, avrei curato di più il rapporto con i giocatori, diciamo che avrei preso provvedimenti per mantenere più ordine nello spogliatoio» Ma a conti fatti l'esperienza del Voghera ha convinto Troiano a lasciare per sempre il calcio? «Sono molto provato, lascio la squadra, e lavoro per lasciarla in buone mani, ma lascio anche il calcio».