Evans: «Vincenzo è fortissimo ma le opportunità ci sono»

dall'inviato wVALLOIRE (Francia) Cadel Evans non è solo il secondo in classifica generale, a 1'26" da Vincenzo Nibali, ma è anche il più esperto e titolato tra i rivali dello Squalo dello Stretto. 36 anni, campione del mondo nel 2009, vincitore del Tour de France 2011, alla Grande Boucle è arrivato anche due volte secondo, nel 2007 dietro ad Alberto Contador e nel 2008 alle spalle di Carlos Sastre. Insomma, di grandi giri e piazzamenti l'australiano se ne intende. Il suo motto («Non mi arrendo mai, sulla bici sono pronto a morire») lo spinge a crederci fino in fondo, ma con la sua esperienza sa che probabilmente dovrà accontentarsi di una delle due piazze meno nobili del podio di Brescia. Anche perché la "chiamata" per il Giro d'Italia è arrivata dalla Bmc solo dopo la Milano-Sanremo, quando la preparazione era già stata improntata in vista del Tour de France. «Ho preparato il Giro in quattro, cinque settimane – spiega l'australiano – ma sono secondo in classifica e quindi ho qualche speranza in più degli altri avversari di Nibali. Le opportunità ci sono, vediamo come va in quest'ultima settimana, che è un'altra dimensione della nostra fatica. Vincenzo è forte, anche lui ha esperienza: ha vinto una Vuelta, è andato forte in salita, nella cronosquadre, nella cronometro individuale, ha i compagni giusti per rispondere ai nostri attacchi, fino a oggi ha meritato questa maglia rosa, ma se non risichi non rosichi. Se poi Nibali rimarrà intoccabile, allora dovrò accontentarmi di qualcosa di meno. C'est la vie...». Domenica però anche Evans è parso in soggezione di fronte allo strapotere del messinese. «Ho corso in difesa perché il giorno prima non ero stato bene e sul Galibier ho voluto verificare le mie condizioni, senza superare certi limiti. Purtroppo le opportunità svaniscono giorno dopo giorno». La cronoscalata Mori-Polsa sarà il giorno del riscatto? «Se vado come a Bardonecchia non credo – dice ancora Cadel – spero davvero di avere una giornata migliore». A lui, che il Tour l'ha corso tante volte, abbiamo chiesto an che un giudizio sulle valutazioni emerse dopo il ritiro di Wiggins: il Giro d'Italia è davvero più duro della Grande Boucle? «Non mi piacciono questi paragoni – conclude – Sono due corse molto diverse. Alla fine di una tappa del Tour sei completamente svuotato, mentre al Giro ci sono un sacco di altre difficoltà. La prima settimana era sicuramente più adatta a me e a Nibali che a Wiggins».(m.d.g.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA