Palermo, morto il figlio dell'agente suicida

Che le sue condizioni fossero disperate era chiaro già da ieri, ma l'ultimo filo di speranza si è spezzato ieri mattina, quando i medici hanno dichiarato la morte cerebrale del bambino di 7 anni che a Misilmeri, alle porte di Palermo, era stato ferito dal padre poliziotto, Ivan Irrera (nella foto con i due figli), che gli aveva sparato mentre dormiva e che poi si è ucciso. All'ospedale civico di Palermo il bambino aveva subìto un intervento di ricostruzione al cranio, ma i medici avevano chiarito che qualora fosse sopravvissuto, avrebbe riportato danni neurologici irreversibili. Ieri alle 10,30 tutto è finito, e poco dopo la madre, Antonina Cucuzza ha autorizzato l'espianto degli organi. Era stata lei, venerdì, a trovare il marito a terra, accanto al figlio, nel giorno in cui la famiglia sarebbe dovuta andare a Milano per la comunione di un familiare. La donna non è mai stata lasciata sola da amici e parenti e dall'altra figlia, che ha 13 anni. Un gesto assurdo pianificato da tempo, come confermano le ultime lettere che l'agente ha lasciato. Missive nelle quali chiede scusa a tutti, in particolare alla moglie, che confermano il movente economico ipotizzato fin dal primo momento. L'uomo aveva deciso di togliersi la vita portando con sé anche la figlia maggiore. Un primo tentativo, alla fine del mese scorso, era fallito perché‚ non aveva trovato il coraggio. Il poliziotto, che era stato coinvolto anche nel crack Parmalat, era infatti solito giocare in borsa coinvolgendo in questi suoi investimenti anche alcuni colleghi. In passato, per questo motivo, era stato costretto a vendere due case e ad esporsi finanziariamente con la famiglia della moglie. Domani avrebbe dovuto saldare un debito che non era in condizione di pagare.