Giovanili e crisi Sempre più rette non pagate

PAVIA Anche il calcio giovanile soffre la crisi. A scanso dei costi bassi delle rette, non tutti riescono a pagare e le società spesso si trovano a fare buon viso a cattivo gioco. In Lomellina la concentrazione maggiore di giocatori si ha senza dubbio alla Pro Vigevano Suardese, dove su circa 600 bambini e ragazzi un buon 8 per cento non ce la fa. «In questi casi – spiega il vicepresidente Alessandro Lonati – non c'è molto da fare. Di certo non ci mettiamo a cacciare i ragazzini, i cui genitori non hanno la possibilità di saldare la retta o parte della retta». Se le società chiudono un occhio è anche vero che i costi di gestione sono comunque alti. Ci sono le iscrizioni ai campionati, il materiale in dotazione, le spese di gestione dei campi e i molti imprevisti. Negli ultimi tempi poi fare sport è diventato più difficile a causa anche di una flessione delle sponsorizzazioni. «La nostra retta annua – spiega il direttore sportivo della Cassolese Mattia Delfrate – è di circa 200 euro e diamo anche il kit, comprensivo di divisa e tuta. Non siamo però un'isola felice e registriamo un 15 per cento di mancati pagamenti. Però non abbiamo nemmeno pensato di allontanare i ragazzi». In Oltrepo le cose sembrano andare un po' meglio come spiega Giampaolo Daglia, dirigente accompagnatore dell'Anspi Casa del Giovane di Godiasco. «La nostra società – dice – nasce da una fusione con Nizza e Varzi. Noi di Godiasco gestiamo Pulcini ed Esordienti, Il Nizza Allievi e Giovanissimi e il Varzi la Juniores. Nel complesso abbiamo un centinaio di ragazzi nella nostra società e il 90 per cento paga la retta, che è in tutti i casi di 150 euro l'anno. Se non viene pagata non diciamo nulla, non è giusto che venga escluso chi è più in difficoltà». Nel Pavese le cose sembrano andare meglio. «Siamo in linea con gli anni scorsi – spiega Ezio Panigati, Accademia Pavese– anche perchè in un certo senso cerchiamo di agevolare le famiglie che sono più in difficoltà. Ad esempio permettendo di pagare la retta mese per mese e non per intero a inizio anno. Avere un settore giovanile di 400 ragazzi, come è il nostro, significa anche garantire un servizio comprensivo di strutture e terreni di gioco». Andrea Ballone