QUELLO SCONTRO CON CIAMPI
di LUCIA ANNUNZIATA Fra le righe del libro "Contro scettici e disfattisti. Gli anni di Ciampi 1992-2006", scritto da Umberto Gentiloni Silveri appare spesso lo spettro della «guerriglia anticostituzionale» di Silvio Berlusconi, il crearsi di una situazione in cui «le istituzioni non contano, la Costituzione diventa da stella polare a intralcio che rallenta il corso delle cose». Uno di questi scontri, forse il più grave, è sull'Iraq (Ciampi è contrario ma Berlusconi dà il consenso italiano direttamente a Bush) ma spunta anche il conflitto di interessi, nella forma della Legge Gasparri, dal nome del Ministro delle Comunicazioni di allora. La legge è approvata dal Parlamento il 2 dicembre del 2003. Ma il Quirinale la rimanda alle camere. Il libro fa capire la drammaticità di tale decisione. Secondo una nota di Gifuni, il segretario generale del Quirinale, il Premier considerava la possibilità di un ritorno alle Camere della legge «una bomba. (…). Berlusconi afferma che sarà guerra tra la Presidenza della Repubblica e la Presidenza del Consiglio (non mi vedrete più, non verrò più al Quirinale)». Altra nota: «Il Presidente Berlusconi (…) conferma di considerare il rinvio alle Camere della legge Gasparri come "atto di guerra" nei confronti del governo e in particolare del presidente del Consiglio, proprietario di Mediaset, impresa che ne sarà gravemente danneggiata. Il presidente Ciampi fa rilevare (…) che questa ultima affermazione rappresenta una conferma eclatante del conflitto di interessi esistente». Di quella legge non si parla più. Ormai tutti – compreso il Pd che l'aveva avversata – la considerano parte dello stato delle cose. Le preoccupazioni che c'erano allora erano dunque eccessive? Ancora oggi non lo credo. Quella legge ha costituito l'esproprio definitivo della televisione di stato da ogni controllo "pubblico". Una sorta di alienazione di fatto di un patrimonio civile da parte della politica. L'equilibrio iperpolitico che da allora gestisce la televisione pubblica – e qui non parlo della qualità delle persone nei Cda - ha lentamente tolto fiato ed energia a una grande istituzione di questo paese. Nel disastro economico attuale giustamente la Rai non è più al centro della discussione, e non varrebbe nemmeno la pena di ricordare questa storia se oggi non si discutesse di nuovo di riforme politiche. L'equivalente sul sistema politico della Gasparri per la Rai è una legge della cui riforma si parla molto oggi, il Porcellum. A guardare bene, la Gasparri e il Porcellum (approvata nel 2005) condividono la stessa idea: sono la espropriazione della cosa pubblica a favore della politica. Con il Porcellum, infatti, la scelta degli eletti viene tolta dalle mani dei cittadini e consegnata ai capi dei partiti. In questo modo viene dato ai leader un potere assoluto. Se a decidere chi siederà o meno in parlamento è un solo uomo, il capo del partito, i deputati si trasformano da referenti della società in puri cortigiani. Un meccanismo che ha tolto potere a noi elettori, ma che alla fine ha fatto anche peggio ai partiti, perché ne ha alimentato il senso di impunità e di distanza dalla realtà. All'origine dell'attuale ondata di rabbia contro la politica non c'è dunque l'Antipolitica ma questo sentimento di espropiazione da parte degli elettori. In questo senso, riformare oggi le cattive leggi è, anche nelle attuali ristrettezze economiche della nazione, il necessario inizio di ogni ripresa di un percorso virtuoso. ©RIPRODUZIONE RISERVATA