E' morto Videla dittatore mai pentito dell'Argentina
di ALBERTO F. D'ARCAIS «Sono un prigioniero politico». Solo tre giorni fa, nella sua ultima apparizione pubblica davanti al tribunale federale, Jorge Rafael Videla si era rifiutato di rispondere alle domande del giudice, rivendicando per l'ennesima volta le sue «responsabilità nella guerra contro i terroristi». Ieri mattina l'ex dittatore argentino è morto, portandosi nella tomba gli ultimi segreti di uno dei più feroci regimi militari del secolo scorso. Era il 24 marzo 1976 quando, insieme all'ammiraglio Massera e al capo dell'aeronautica Agosti, apparve alla televisione annunciando il golpe che all'alba aveva travolto l'ultimo imbelle e corrotto governo peronista (quello di Isabel, seconda moglie del "caudillo"). Un'immagine che sarebbe rimasta a lungo impressa nella mente di tutti gli argentini, quella di Videla che prometteva "pace e ordine" e una guerra senza quartiere ai "sovversivi" che stavano "insanguinando" il paese. E guerra fu, grazie anche al via libera del Dipartimento di Stato di Henry Kissinger. Una "guerra sucia", una guerra sporca, che con la scusa di combattere i gruppi armati dell'estrema sinistra (o del peronismo, come i Montoneros) venne dichiarata contro tutti: studenti, operai, avvocati, medici, insegnanti, borghesia e proletariato. Chiunque si opponeva, anche blandamente, al regime militare, era automaticamente un "nemico", andava distrutto, annichilito. Chiunque fosse anche solo sospettato di criticare il regime, rischiava l'arresto. Anche i tanti preti che contro le direttive della Chiesa ufficiale (che appoggiò il regime e ne fu corresponsabile) scelsero di stare a fianco dei più deboli e degli oppressi. Una guerra che non prevedeva prigionieri e che fece scomparire un'intera generazione di giovani. Il numero esatto dei "desaparecidos" - gli uomini e le donne scomparsi tra le torture delle carceri clandestine del regime, gettati ancora vivi dai portelloni degli aerei in volo sul Rio de la Plata, assassinati a sangue freddo sull'uscio di casa o all'università dagli squadroni della morte - non lo sapremo mai. 15mila secondo i dati ufficiali, 30mila secondo le organizzazioni umanitarie. Quelle migliaia di morti Videla ha continuato a rivendicarle come sacrosante («eravamo in guerra») fino all'ultimo. Neanche una parola invece sulle migliaia di neonati - nati nelle carceri da donne fatte poi scomparire - affidati in adozioni illegali a militari e famiglie che appoggiavano il regime. Per il "furto di bambini" l'ex dittatore aveva avuto una condanna a 50 anni di carcere, con la morte si è portato via anche questi terribili e inconfessabili segreti. @alfloresd ©RIPRODUZIONE RISERVATA