Tregua Renzi-Letta La sfida di Epifani a piazza S.Giovanni
di Maria Berlinguer wROMA A Enrico Letta ha promesso sostegno, a Gugielmo Epifani ha chiesto di partecipare attivamente alla vita del partito, magari piazzando qualche suo uomo in posti chiave come l'organizzazione come Luca Lotti. Matteo Renzi per ora conferma che non si candiderà alla segreteria del partito, definendo «una bella notizia» la disponibilità di Sergio Chiamparino ad essere della partita. Ma da qui a ottobre lo scenario potrebbe cambiare radicalmente e il sindaco rottamatore si prepara a ogni evenienza. Compresa l'ipotesi di candidarsi alla guida del Pd come ormai da tempo gli chiede una parte sempre più consistente dei suoi, convinta che se non sarà lui il futuro segretario la corsa alla premiership del centrosinistra potrebbe sfuggirgli un'altra volta. Soprattutto se Renzi dovrà sottoporsi un'altra volta alla sfida delle primarie con regole gestite da un partito che per quanto oggi lo consideri «una risorsa fondamentale» lo vive ancora come un corpo estraneo. Almeno in parte del suo apparato. Forse convinto dai suggerimenti di Walter Veltroni che lo ha invitato ad essere più presente nella vita di partito, il sindaco di Firenze ha siglato ieri una doppia tregua con due delle personalità decisive per la vita del Pd nei prossimi mesi: il neo segretario traghettatore, Epifani e il premier, Enrico Letta. Renzi è andato a trovare Letta a palazzo Chigi. Ufficialmante i due hanno parlato di Firenze. Al premier che non gli ha nascosto le difficoltà del suo governo alle prese con la sempre complicata convivenza con Berlusconi, il sindaco ha ribadito quello che già aveva detto all'Assemblea nazionale del Pd, in occasione dell'elezione di Epifani. «Non dobbiamo subire l'alleanza con il Cavaliere», «dettiamo noi l'agenda delle riforme». Certo il quarantaseienne Letta potrebbe essere un rivale futuro del giovane sindaco. Ma oggi è interesse di entrambi marciare uniti. Poi si vedrà. Quanto al partito Renzi non ha solo pranzato con Epifani per discutere la riorganizzazione del vertice del partito. Ha visto anche Dario Franceschini e Massimo D'Alema. Il destino del Pd è legato a doppio filo alla durata del governo e soprattutto ai risultati concreti che si otterranno. Ma la sfida sarà al congresso. Fino ad allora Renzi avrà una funzione di «stabilizzazione» se i sondaggi continueranno a dargli ragione oltre i numeri del Pd. Per questo a largo del Nazareno si attendono con apprensione anche i risultati delle elezioni amministrative del 26 e 27 maggio, il primo test elettorale dopo la mancata vittoria di febbraio. E tutti i riflettori sono puntati su Roma dove Epifani chiuderà la campagna elettorale a piazza San Giovanni. Una sfida nella sfida per il successore di Bersani che malgrado le non eccellenti condizioni di salute dei democratici torna nella piazza dei grandi numeri. «Ho capito che il Pd è un partito che si mobilita alle primarie o è un patrito di apparato», dice intanto Fabrizio Barca individuando una delle debolezze delle primarie. «E' l'incoronamento di un soggetto alto che coopta se stesso», spiega. ©RIPRODUZIONE RISERVATA