Intercettazioni, il Pdl torna all'assalto

di Fiammetta Cupellaro wROMA In Parlamento sale la tensione sulla giustizia. Pochi giorni dopo la requisitoria nel processo Ruby del procuratore Ilda Boccassini che ha chiesto 6 anni di reclusione per Silvio Berlusconi e gli attacchi alle toghe lanciati a Brescia dall'ex premier, il Pdl riapre il fronte «caldo» delle intercettazioni. Materia indigesta alla sinistra. Ieri sono stati presentati alle Camere due progetti di legge: uno a Montecitorio a firma di Maurizio Bianconi e uno al Senato di Domenico Scilipoti. Un altro disegno di legge è stato presentato da Enrico Costa capogruppo in commissione Giustizia fotocopia del disegno di legge Alfano approvato nel 2011 (in via non definitiva) che mirava ad una stretta sulle intercettazioni. Non solo. Annunciata anche la presentazione di un altro ddl sulla responsabilità civile dei magistrati e un nuovo inasprimento delle norme sulla diffamazione a mezzo stampa. Tutto questo, poche ore prima che alla giunta delle autorizzazioni della Camera arrivasse la richiesta per l'autorizzazione all'ascolto di conversazioni telefoniche di Denis Verdini, Nicola Cosentino e Marcello Dell'Utri. «Sulle intercettazioni telefoniche, il Pdl vuole arrivare allo scontro» è stata la reazione di Felice Casson, vicepresidente della commissione Giustizia. E che la questione Giustizia e i processi dell'ex premier pesino come macigni sulla tenuta del governo lo conferma la presa di posizione del neo segretario del Pd, Guglielmo Epifani, che ha posto subito l'altolà ai falchi del Pdl. «Non siamo noi a mettere in difficoltà il governo in cui crediamo, ma il centrodestra. Alzare la tensione sulla giustizia e mettere in primo piano le intercettazioni non aiuta il governo che invece di lavorare rischia di galleggiare». Silvio Berlusconi da parte sua, sembra non voler sentir parlare d'altro che delle sue vicende giudiziarie. Ieri ha convocato all'ora di pranzo a Palazzo Grazioli il suo collegio difensivo, off limits per gran parte dello stato maggiore piddiellino. La rabbia del Cavaliere per quello che considera un «accerchiamento» da parte dei pm inizia ad essere difficile da contenere anche per i suoi fedelissimi. Con i suoi più stretti collaboratori si sarebbe lasciato andare ad un lungo sfogo: «Ogni settimana arriva una richiesta di rinvio a giudizio, ditemi se i magistrati non vogliono minare il clima di pacificazione». Berlusconi non avrebbe comunque intenzione di mettere in difficoltà il governo, ma l'ingorgo dei processi a suo carico non giova al delicato equilibrio su cui poggia l'esecutivo. Lo scontro con la magistratura è ai massimi livelli tanto che ieri il Csm ha incalzato il neoministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri invitandola a rompere il silenzio sulle pesanti accuse alle toghe lanciate nei giorni scorsi dagli esponenti delle istituzioni e dei partiti a Brescia, ma anche sulle riforme che intende portare avanti. A mettere alle strette il Guardasigilli è stato un documento approvato dal plenum ad ampia maggioranza. Un documento che ha avuto un iter complicato con una parte del Csm che voleva inserire una frase in cui si sottolineava il silenzio del ministro durante «l'ennesima puntata del conflitto tra giustizia e politica» con una chiara allusione alla manifestazione di Brescia. Parte eliminata solo quando si è trovata una frase di «compromesso» in cui si definiva «indispensabile» che tra tutte le istituzioni vi sia il «massimo rispetto». Il ministro ha dato una risposta cercando di spegnere le polemiche: «Non c'è nessun problema, un incontro al Csm è già in cantiere», ha detto chiarendo però che dei temi della giustizia parlerà prima di tutto venerdì al Consiglio dei ministri «poi li porterò in Parlamento la settimana prossima». Insomma, le parole pronunciate da Berlusconi a Brescia hanno lasciato l'ennesimo segno nei difficili rapporti tra toghe e politica. Intanto la famiglia Berlusconi torna apertamente all'attacco dei magistrati. Questa volta è la primogenita dell'ex premier, Marina. In un'intervista rilasciata alla rivista Panorama ha definito il processo Ruby in cui il padre è accusato di concussione e prostituzione minorile «una farsa che non doveva neppure cominciare». ©RIPRODUZIONE RISERVATA