IL POTITO CHE NON T'ASPETTI

Potito Potito Potito. All'una il Centrale del Foro risuona e rimbomba sotto il vento e il sole. Sa di antico il nome evocato dai duemila e forse più sugli spalti. Peraltro, chi lo porta fa riaffiorare ricordi d'altri tempi. Potito Starace da Cervinara, Avellino, quasi 32 anni, nel 2007 numero 27 al mondo, oggi 293, arrivato qui con una wild card della Fit per meriti sportivi. È lui uno dei due protagonisti della partita più combattuta, divertente, creativa del primo turno degli Internazionali d'Italia. L'altro è Radek Stepanek, 35 anni, ATP 48, fuoriclasse del doppio e tardivo eccellente singolarista, l'anno scorso capace di vincere contro Nicolas Almagro il match decisivo per la sua Repubblica Ceca nella finale di Davis. Da poche settimane passato sotto le cure di Fabrizio Fanucci, coach fiorentino specializzato nelle resurrezioni, l'ex eroe azzurro di tante battaglie di Davis ha fatto cose che gli umani che, per lavoro, seguono il tennis come Vincenzo Martucci della Gazzetta dello Sport non gli hanno mai visto fare: "Serve sopra i 200 all'ora, spara passanti di rovescio lungolinea che prima metteva regolarmente in rete. Incredibile". Partita di gran classe tra giocatori che adorano il tocco, la palla piazzata sulla riga, quella corta impossibile da raggiungere. Partita di perfetto equilibrio, con molti game ai vantaggi quando a contare sono le gambe e la tenuta nervosa. Radek si prende il primo set per 6-4, Potito lotta come un ragazzo nel secondo e restituisce il 6-4. Il terzo set è un capolavoro di tenuta e intelligenza di Starace, finisce 6-3 per lui con la standing ovation dei fortunati venuti a vederlo all'ora di pranzo. Barazzutti prenda nota. @claudiogiua ©RIPRODUZIONE RISERVATA