«Meglio il carcere che questa vita»
VARZI «Fatemi tornare in carcere. Preferisco rientrare in galera che vivere così agli arresti domiciliari». A lanciare il singolare appello è Renato Boldrini, un uomo di 40 anni che abita nella frazione Castellaro di Varzi. «Non posso più continuare così - spiega il varzese - Qui sono solo, non ho amici, e le condizioni imposte dal regime degli arresti domiciliari sono proibitive: non posso neppure andare a fare la spesa». I guai per Boldrini iniziano quando viene condannato a 12 mesi di reclusione per un cumulo di pene relative a diversi reati fra cui, a quanto sembra, maltrattamenti in famiglia. Come spesso accade, dopo poche settimane di detenzione, il varzese viene scarcerato e messo ai domiciliari nella sua casa di Castellaro: un regime di detenzione che prevede controlli periodici da parte delle forze dell'ordine. Un giorno arrivano i carabinieri, non lo trovano in casa all'ora prevista e scatta una denuncia per evasione dai domiciliari, che porta a un nuovo processo e a una condanna aggiuntiva ad altri otto mesi di carcere. Poi gli danno ancora i domiciliari. «Ma non è necessariamente un beneficio - racconta ancora Renato Boldrini - L'evasione in realtà non c'è mai stata, ero andato pochi minuti al bar. Però l'effetto è stato che hanno ridotto il tempo che ho a disposizione per uscire. Io vivo da solo, devo anche andare a fare la spesa, ma posso lasciare la mia abitazione solo poche ore alla settimana. In carcere avevo compagnia, degli amici con cui passare il tempo e giocare a carte; qui sono solo come un cane. Io ho sempre lavorato nell'edilizia. Insieme a un conoscente volevo tornare a fare il muratore, ma a causa della condanna non posso aprire la partita Iva per cinque anni. Non ho una lira, sono praticamente alla fame: almeno in carcere mangiavo. Voglio scontare il residuo di pena in prigione, così poi sarò libero di andare a lavorare». @paolofizzarotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA