Il restauro del Sociale e il futuro che vorrei per la mia Voghera

I conti del collega Roberto Lodigiani, sulla "Provincia" del 30 aprile scorso, nessuno li ha contestati e dunque i palchi del Teatro Sociale di proprietà del Comune di Voghera sono 49 (79% del totale), mentre altri 13 (21%) vanno suddivisi fra privati singoli e Società del Teatro. I dati ufficiali li ho chiesti, il 2 aprile, per ora invano all'assessore alla Cultura, Marina Azzaretti. Ma - altro dato non smentito - se anche il Comune acquisisse il 99 per cento dei palchi, non basterebbe, perché il regolamento condominiale impone - è il caso di dirlo - che ogni decisione venga presa alla unanimità. Alla mia e vostra provocazione il sindaco di Voghera ha subito lasciato cadere la cosa come una pelle di fico limitandosi a dire che il restauro del Teatro Sociale (costo, pare, 6 milioni di euro) "non è una priorità". Una forte dichiarazione di volontà politica. Avrebbe potuto dire: non abbiamo fondi da investire, però faremo richieste alla Regione, alle Fondazioni bancarie, ecc. perché riteniamo il Sociale una grande "priorità culturale". Neanche per sogno. Oppure: agiremo presso i pochi palchettisti privati rimasti affinché ci diano la possibilità di schiodare questa assurda situazione. Neanche per idea. Anzi il simpatico conte Cavagna "rivendica il ruolo dei privati". Per fare che con quella percentuale esigua di voti e, immagino, di denari da investire? Vogliono ricomprarsi il Sociale? Magari. Dateglielo subito. Purché lo gestiscano come si deve. Ma c'è qualche "priorità" a Voghera che riguardi l'identità stessa della città per questi sindaci così presi da altre cose? Pare di no. A Voghera non c'è un albergo, anche piccolo, da 2 o 3 stelle. Per dormire, devi andare a Salice, a Tortona o a Novi. E se sei senza auto? Tiri diritto. Non c'è nei paraggi un agriturismo segnalato (il primo è a Santa Giuletta, mi pare). Non c'è più un ristorante, una trattoria tipica sfiziosa: vedo che su cinque ristoranti citati su internet, 3 sono cinesi, 1 giapponese e 1 locale, non molto attrattivo, mi pare. Uno dei due circoli storici, il Casino Sociale, che faceva tutt'uno del Teatro del 1845, è malinconicamente chiuso da tempo. Il foyer del Teatro è abbandonato. Fra i cinema resiste eroicamente l'Arlecchino della Società Operaja, il solo organismo o quasi a fare ancora cultura. Con bilanci, leggo, "difficili". Via Emilia di sera mette angoscia, tanto è buia e deserta. Ci si mette pure l'arciprete del Duomo il quale, invece di restaurare (altro che dargli una "sistemata" come suppergiù dice lui) filologicamente il grandioso organo Serassi, ottocentesco ma di origine seicentesca, spende una barca di soldi per acquistare e montare, tutto contento, un organone di appena mezzo secolo fa che, rispetto al Serassi, vale zero sul piano musicologico. E, se permette, anche su quello artistico o antiquariale. A Stradella il sindaco Pierangelo Lombardi e la sua giunta hanno invece restaurato e reso agibile il Teatro Sociale 1844 che ospita la sua brava stagione di prosa, musica, operetta,ecc. L'arciprete del Duomo di Stradella ha invece finito di restaurare il grande organo Serassi di fine '700. Un sindaco e un arciprete possono fare la differenza, sul piano della cultura, civile e religiosa, sul piano dell'identità cittadina. A Voghera qualcuno vuole svegliarsi dai lunghi sonni? Ps: mi chiedono, ma perché ti occupi tanto di Voghera? Eri un immigrato romagnolo e ne sei andato via nel 1974… Perché ci ho vissuto vent'anni, vi ho avuto amici memorabili, alcuni dei quali, purtroppo, non ci sono più, lì sono nati i miei due figli, e vorrei, come lo desidero per tutte le città che conosco e che amo, che non fosse la città "morta" che purtroppo è diventata. Nemmeno questa è una priorità, signor sindaco?