Crisi alla Cimis, 68 posti a rischio «L'Eni salvi un'azienda modello»

Disinquinamento e impianti destinati al comparto petrolifero. Cono questi i campi d'azione dell'azienda sannazzarese. Cimis Ecologica opera nel settore del disinquinamento ambientale. Effettua interventi mirati sul territorio con tecnici specializzat ed utilizzando attrezzature all'avanguardia .L'operatività è stata sempre garantita sulle 24 ore, con un tempestivo intervento atto ad assicurare la limitazione del danno ambientale.«Le bonifiche con il recupero del materiale inquinato e le relative analisi di laboratorio – si spiega nel soto dell'azienda – garantiscono lo smaltimento sicuro e veloce. Cimis impianti ha, invece, sviluppato nel corso degli anni un know how assolutamente di primo piano nel settore della progettazione e realizzazione di impianti per il settore petrolchimico. SANNAZZARO La crisi colpisce duro nel comparto industriale che per anni è vissuto e cresciuto grazie ai contratti Eni. La Cimis è a rischio: con la storica azienda metalmeccanica di via Bonarroti, sono in bilico 68 posti di lavoro. Dopo la perdita di nuovi contratti-quadro nell'ambito dei servizi forniti al Gruppo Eni, l'azienda si è venuta a trovare priva di commesse di lavoro; per questo ha chiesto l'apertura della mobilità per tutti i suoi lavoratori in forza. I sindacati, dal canto loro, hanno preso atto della grave situazione ed hanno proposto, dopo un approfondito esame in assemblea, di convergere sul ricorso alla cassa integrazione straordinaria per un anno. Lo scopo è disporre del tempo necessario per monitorare la situazione e per verificare eventuali possibilità di assumere altre commesse lavorative con l'obiettivo di annullare o ridurre il rischio occupazionale. La direzione della Cimis ha condiviso tale percorso dimostrando sensibilità nei confronto dei propri dipendenti. Alla trattativa erano presenti le sigle Uilm e Fiom-Cgil. Roberto Torti, segretario provinciale Uilm spiega: «Al di là dell'accordo trovato sulla cassa integrazione, ci risulta tuttavia incomprensibile che un'azienda storica del territorio e con un passato così consolidato nel settore petrolifero, si trovi a rischio di chiusura proprio nel momento in cui Eni sta facendo un investimento che porterà al raddoppio della sua parte produttiva con conseguente maggior bisogno di forze manutentive. La Cimis avrebbe potuto essere, come in passato, ancor degna protagonista». Torti va oltre: «Riteniamo che Eni con i suoi 50 anni di presenza sul territorio sia cresciuta anche grazie al contributo di questa azienda e dei suoi lavoratori che, dagli inizi degli anni settanta, hanno prestato la loro attività presso questo sito. Ci richiamiamo per questo ad Eni e alla sua responsabilità d'impresa per poter verificare se ci possano essere condizioni o deroghe per appaltare altri tipi di commesse e dare continuità lavorativa nell'interesse dei dipendenti Cimis e del bacino di Sannazzaro». A preoccupare i sindacati è la richiesta avanzata da Cimis di concordato preventivo, una sorta di "resa" anticipata. Tanto più che Cimis è da sempre in piena condivisone con le sue maestranze ed in piena regola con contribuzioni e stipendi. Per questo la Uilm avanza una presasnte richiesta: «Ci richiamiamo alle istituzioni comunali e provinciali, che notiamo purtroppo silenti su un tema che riguarda profondamente il territorio. E' in gioco il futuro di 68 famiglie; speriamo ci sia anche rispetto a favore di un'azienda storica locale che ha qui la propria sede, la sua intelligenza d'impresa e che è sempre stata attivamente presente nel sociale anche attraverso importanti sponsorizzazioni sportive». Ed infine: »Il territorio, nei confronti di Eni, potrebbe farsi parte attiva per salvare una ditta che, tra l'altro, è l'unica attrezzata e professionalmente preparata per fronteggiare emergenze industriali in raffineria ed operare anche nel settore delle bonifiche ambientali». Paolo Calvi