Picchiato per un cellulare condannati due rapinatori
VOGHERA Due anni di reclusione, con la sospensione condizionale della pena. Questa la condanna inflitta dal tribunale di Voghera a Sebastiano Forenza e Andres Cruz Hernandes, cittadino cubano, entrambi residenti in città. La corte (presidente Eleonora Fiengo, a latere Garlaschelli e Pinna) li ha riconosciuti colpevoli di rapina ai danni di un coetaneo, malmenato e derubato dello smartphone - secondo la ricostruzione dell'accusa - lo scorso 16 gennaio. Il fatto era avvenuto attorno alle nove e mezza di sera in un vicolo che si affaccia su via Cavour, nel centro storico di Voghera. I due giovani (Forenza ha 20 anni, Cruz 25),sempre stando alla versione accusatoria, avevano incrociato M.T., anche lui vogherese Tra loro insorge insorto un alterco, Forenza gli rinfaccia di avere rubato dei gioielli in oro a sua nonna. Il 20enne si difende, respinge ogni addebito. A quel punto interviene Cruz, che prende per il collo la vittima e gli intima di consegnare il cellulare che ha in tasca. M.T. si oppone, allora Forenza apre la cerniera del giaccone e preleva direttamente lo smartphone dalla tasca; il ragazzo viene lasciato a terra, sul marciapiede. M.T., però, si rialza, dopo che i due aggressori si sono allontanati, raggiunge una cabina telefonica e avvisa la polizia, fornendo una descrizione dei due rapinatori. Gli agenti della volante li bloccano mezz'ora più tardi, all'angolo tra via Furini e via Di Vittorio, e li arrestano. Fin qui lo svolgimento della vicenda, stando a inquirenti e procura. C'è, tuttavia, anche un'altra versione, che la inquadra in una luce ben diversa. E' quella della difesa, rappresentata al processo dall'avvocato Grazia Lanfranchi, legale di fiducia di Forenza e Cruz. «Premesso che impugneremo sicuramente in appello la sentenza di primo grado, confidando in una piena assoluzione, va precisato che i miei assistiti hanno sempre negato ogni addebito. Secondo quanto da loro dichiarato, M.T. doveva loro dei soldi che gli erano stati versati perchè acquistasse delle magliette da promuovere in occasione degli eventi musicali a cui partecipavano, in quanto membri di una band impegnata anche nel sociale. L'acquisto non è mai avvenuto e quando hanno incrociato l'amico gli hanno chiesto spiegazione. Lo smartphone non è stato rapinato, ma dato in pegno a garanzia del prestito non restituito, tanto è vero che M.T. si è tenuto la scheda. In ogni caso, nel corso della sua deposizione sono emerse tali contraddizioni che il tribunale ha disposto la trasmissione degli atti alla procura perchè valuti se ci sono gli estremi del reato di falsa testimonianza». (r.lo.)