Addio a Ottavio Missoni il maestro del colore
VARESE Lucido e presente fino all'ultimo, ancora al lavoro in azienda prima che il 30 aprile scorso uno scompenso cardiaco aggravasse le sue condizioni di salute: un cuore forse minato dal recente e grande dolore della scomparsa del figlio Vittorio durante una vacanza in Venezuela, in circostanze ancora non chiarite. Lo stilista Ottavio Missoni, 92 anni compiuti lo scorso 11 febbraio, si è spento ieri all'alba nella sua villa a Sumirago, in provincia di Varese. Accanto a lui la moglie Rosita e la famiglia, diventata un simbolo dell'alta moda grazie agli abiti e agli accessori colorati celebri in tutto il mondo. Negli anni Settanta Ottavio aveva scelto il paese immerso nel verde per costruire il quartier generale della griffe, lo stabilimento e la villa di famiglia. In via Luigi Rossi, dove si trova l'abitazione adiacente alla fabbrica e agli uffici, si sono stretti alla moglie di Ottavio, Rosita, e ai figli Angela e Luca, i nipoti e gli amici più intimi. Domenica verrà aperta la camera ardente, nel cortile dello stabilimento, e lunedì alle 14.30 saranno celebrati i funerali a Gallarate. Ottavio Missoni era nato nel 1921 a Ragusa, all'epoca Regno di Jugoslavia, per poi trasferirsi a Zara in Dalmazia dove è rimasto fino al 1941. La sua è stata una vita da numero un, prima nell'atletica leggera poi nella moda. Già nel 1935, a 14 anni, veste la maglia azzurra nelle specialità dei 400 metri piani e dei 400 ostacoli e conquista nella sua carriera 8 titoli nazionali. Nel 1939 è campione mondiale studentesco. Successivamente partecipa alle Olimpiadi di Londra del 1948 classificandosi sesto nella finale dei 400 ostacoli. Proprio a Londra conosce e si innamora di Rosita, di famiglia tessile lombarda. I due si scoprirono entrambi molto creativi e bravi imprenditori. Agli esordi, nel 1953, aprirono un laboratorio a Gallarate, terra della famiglia di lei. Nel 1958, dopo aver presentato una collezione a Milano, la Rinascente commissionò 500 abiti a righe. Fu il primo passo verso le grandi passerelle. Nel 1969 i Missoni si spostarono a Sumirago. In questo ambiente casa e bottega da veri artigiani, Tai e Rosita hanno cresciuto i tre figli, tutti ben presto impegnati in azienda, e insieme hanno percorso la strada del successo mondiale arrivato pienamente già all'inizio degli anni 70: arazzi coloratissimi, patchwork e righe, e il famoso 'put togheter', espressione con cui Ottavio spiegò agli americani che si trattava di 'mettere insieme' fantasie di punti e colori che mai nessuno avrebbe osato accostare. L'originalità e la riconoscibilità di questa moda senza logo hanno portato i Missoni in tutto il mondo e non solo nelle boutique, ma anche nei più importanti musei del globo. La Missoni spa ha chiuso il bilancio 2011 con 70 milioni di euro di fatturato, ma il giro d'affari della griffe, grazie alle licenze, è molto più ampio. Oggi il marchio non è solo maglieria, è moda a tutto tondo. Al cuore di tutto questo, lo spirito di Ottavio, elegante e ironico che, negli anni 90, alla cronista che chiedeva cosa fosse per lui la moda, rispose ridendo in triestino: «Braghe e majon», insomma solo calzoni e maglia.