Benessere dei bambini L'Italia come al solito è in coda alle classifiche
di Cinzia Lucchelli L'Italia non è un paese per bambini e poco fa per diventarlo. Pur sapendo che non investire sui più piccoli oggi, influenzerà la loro vita futura. Benessere e infanzia, da noi, non si possono accostare a cuor sereno se si considera che i bambini sono esposti a uno fra i livelli d'inquinamento atmosferico più alti fra tutti i paesi industrializzati; hanno meno probabilità che in passato di incorrere in atti di bullismo (ridotto del 60% dal 2000), ma tra i 15 e i 19 anni ben 11 su 100 vanno a rimpolpare le fila di chi non studia, non segue una formazione, non lavora. Soprattutto, non possono stare bene un milione e 800mila minori che vivono, e di molto, al di sotto della soglia di povertà. Ricchi ma poco attenti La fotografia che l'Unicef scatta nel rapporto "Il benessere dei bambini nei paesi ricchi" ha più ombre che luci: nella classifica generale, tra 29 paesi, occupiamo uno fra i gradini più bassi, il 22esimo. Lo studio prende in considerazione cinque dimensioni (reddito, salute e sicurezza, istruzione, comportamenti a rischio, condizioni abitative e ambientali) e in nessuna di queste l'Italia brilla, anzi. Insieme con Portogallo, Grecia, Spagna, seguita solo da Lituania, Lettonia, Stati Uniti e Romania, si trova nella terza fascia più bassa, con il 17% di bambini poveri. Con l'aggravante che il reddito delle famiglie in cui vivono questi minori è di molto inferiore (31%) rispetto alla soglia di povertà. Classifiche desolanti Per il resto siamo al 23esimo posto per benessere materiale; al 17esimo per salute e sicurezza; al 25esimo per istruzione; al 21esimo per condizioni abitative e ambientali. Va meglio solo sul fronte dei comportamenti a rischio (decimo posto), monitorati analizzando le abitudini in merito a salute, alimentazione, esercizio fisico; l'esposizione alla violenza; la diffusione di fumo, alcol e cannabis. «Dobbiamo investire sull'infanzia. È l'intervento più economico e profittevole che un paese possa fare – dice Giacomo Guerrera, presidente Unicef Italia – Non riuscire a proteggere i bambini e gli adolescenti oggi influenzerà le loro condizioni di vita future». Una lunga scia di rischi Tra i rischi, ci sono alti tassi di disoccupazione e dipendenza dallo stato sociale. La strada da fare è lunga se tra i nostri bambini, come ci racconta l'Unicef, meno di uno su dieci dedica un'ora ogni giorno all'attività fisica; quattro su dieci mangiano frutta quotidianamente ma il 17% è in sovrappeso. L'Italia è al quart'ultimo posto per le gravidanze in età adolescenziale e per abuso di alcol; ma gli adolescenti fumano molto (22esimo posto). Anche sul fronte scolastico le notizie sono discordanti: sale l'iscrizione prescolare, in questo raggiungiamo la Norvegia, ma occupiamo il 24esimo posto per i risultati scolastici conseguiti, prima di Spagna e Grecia, e il 22esimo per la partecipazione a forme di istruzione superiore. L'esempio dell'Olanda In questo panorama grigio e poco incoraggiante, la sorpresa arriva dai diretti interessati: i più (86%) messi di fronte alla richiesta di valutare la propria vita si dicono soddisfatti: l'Italia, con Grecia e Spagna, risale la china quando il benessere viene valutato dai bambini stessi dal 22esimo al 15esimo posto. Rimangono purtroppo lontani modelli come quello di Paesi Bassi e paesi nordici, che ottengono ottimi risultati sia dati alla mano sia secondo il giudizio dei bambini. @cilucchelli ©RIPRODUZIONE RISERVATA