Via Dossi, si va davanti al Consiglio di Stato

di Fabrizio Merli w PAVIA «Sicuramente farò ricorso al Consiglio di Stato». Parole dell'architetto Luigi Molina, parole che sono state mantenute. La controversia è quella che oppone il professionista al Comune di Pavia. Al centro, un immobile realizzato da Molina in via Dossi. Una costruzione abusiva, secondo il Mezzabarba; un intervento assolutamente regolare, secondo l'ex consigliere comunale. Sulla base dei pareri forniti dai propri tecnici, comunque, il Comune di Pavia ha negato la sanatoria sull'immobile. Gli avvocati di Molina avevano proposto una richiesta di sospensiva al Tribunale amministrativo regionale, e il Tar di Milano l'aveva respinta. Ora, come annunciato, Molina ha proposto il ricorso all'istanza successiva, il Consiglio di Stato. E il Comune di Pavia dovrà affidare a un legale il compito di costituirsi in giudizio. Al centro della diatriba c'è sempre l'interpretazione dei lavori svolti in via Dossi, se cioè si sia trattato di una ristrutturazione o di una edificazione ex novo. L'architetto Molina sostiene che in questa zona, a poca distanza dal corso del Ticino, esistevano ancora alcune mura perimetrali e, comunque, abitazioni e insediamenti di altra natura. Il professionista avrebbe anche allegato agli atti, relativi alla pratica, la testimonianza di chi, sino ad alcune decine di anni fa, in quella zona ha vissuto. Sotto questo punto di vista, i lavori portati a termine dai muratori sarebbero di semplice ristrutturazione. Molina ha anche avuto un decreto penale di condanna per la vicenda, ma lo stesso ritiene che sia accaduto poichè non gli sarebbe stato dato il tempo di dimostrare come stavano le cose. E, in ogni caso, le sentenze penali non "valgono" nei procedimenti amministrativi. Gli uffici del Comune, invece, partono da una interpretazione radicalmente diversa. Al Mezzabarba sostengono che, al contrario, in zona non vi fossero più degli edifici, ma al massimo dei ruderi quasi irriconoscibili in mezzo alla vegetazione. Se ciò fosse vero, l'intervento sarebbe un'edificazione e avrebbe avuto bisogno della licenza edilizia; documento che, invece, non sarebbe stato rilasciato. Di qui il «no» del Comune alla richiesta di sanatoria. Tra l'altro, sul caso era intervenuto anche il Genio che, su indicazione del Tribunale, si era messo a disposizione per l'abbattimento delle opere. L'architetto Molina è comunque certo della liceità della propria condotta e seguirà il procedimento sino alla fine.