Libere dopo dieci anni di segregazione
di Andrea Visconti wNEW YORK Dieci anni sotto sequestro, chiuse in una villetta in un tranquillo quartiere della piccola borghesia a Cleveland, Ohio. Amanda, Gina e Michelle, da anni date per disperse o morte, sono riapparse da un momento all'altro lasciando sotto choc i loro familiari, il quartiere di Cleveland dove sono state ritrovate, e la polizia che per anni ha inseguito piste false. In arresto ora c'è un uomo di cinquantadue anni e i suoi due fratelli complici, è l'accusa, di questi sequestri di persona, il primo dei quali risale al 2002. Fu in quell'anno che la ventenne Michelle Knight scomparve di casa e non se ne seppe più nulla. L'anno successivo fu Amanda Berry, di sedici anni, che non fece mai ritorno dal Burger King dove lavorava. Un anno dopo la stessa sorte toccò a Gina De Jesus, una ragazzina di quattordici anni che svanì nel nulla di ritorno da scuola. Per anni la polizia aveva tenuto aperte tre inchieste separate, spesso seguendo false piste e testimonianze che finivano sempre in un vicolo cieco. D'improvviso lunedì scorso una svolta. A sorpresa al 911 è arrivata una telefonata che per un momento è sembrata uno scherzo. «Il mio nome è Amanda Berry è vivo in stato di sequestro da anni», ha detto al telefono la voce concitata di una giovane donna che pochi minuti prima era riuscita ad attirare l'attenzione di un vicino sulla villetta dove era rinchiusa da un decennio. Sorpresa l'agente del 911 che riceve la telefonata perché il caso Berry è stato tra i più seguiti in questi anni, e solo pochi mesi fa un ex detenuto aveva conquistato visibilità sui media dicendo che sapeva dove era sepolto il cadavere di Amanda Berry. La ragazza era riuscita a far sentire le sue grida da un vicino di casa del tutto ignaro che in quella villetta su due piani vivessero altre persone oltre al proprietario Ariel Castro. Che fosse, lo si sta scoprendo in queste ore, da anni scena di stupri e aborti, di violenze inaudite. Castro, a detta dei vicini, era affabile e cordiale. I genitori lungo Seymour Avenue si fidavano di lui, i bambini giocavano volentieri in sua compagnia e i vicini spesso si intrattenevano con lui e lo invitavano al barbecue nelle sere d'estate. Insomma, un'immagine di totale normalità per questo pensionato che fino a pochi anni fa lavorava come autista per uno scuolabus del dipartimento scolastico pubblico di Cleveland. Dietro a questa immagine di affabilità però si nascondeva una tragica realtà che vedeva coinvolte tre giovani donne e una bambina. E forse niente sapevano, i vicini, della figlia di Castro, una squilibrata in carcere per aver cercato di sgozzare la figlia. Un quadro di orrori ben lontano da quella apparenza di tranquillità. La polizia avrebbe rinvenuto nell'abitazione di Castro catene e altri oggetti che fanno pensare a uno stato di schiavitù dalle quali per anni le ragazze non erano riuscite a scappare. La speranza di tornare in libertà è arrivata verso le 18 di lunedì quando un vicino, Charles Ramsey, sentendo le urla si è avvicinato alla villetta. Attraverso una porta socchiusa ha sentito Amanda che lo supplicava. Quando Ramsey è riuscito ad aprirla si è trovato davanti alla giovane donna con in braccio una bambina, figlia avuta con l'aguzzino. A Ramsey il nome Amanda Berry non diceva niente, ma una vicina sentendo quel nome ha subito offerto il cellulare col quale la ragazza ha chiamato la polizia. Ma c'era di più. Pochi minuti dopo il ritrovamento di Amanda la sorpresa di scoprire che altre due ragazze erano nella villetta. Tutte e tre al momento dei rispettivi sequestri si trovavano a breve distanza dalla casa degli orrori dove sono state ritrovate. ©RIPRODUZIONE RISERVATA